<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5985596581276432442</id><updated>2012-01-10T07:42:51.069-08:00</updated><title type='text'>Agostino Giordano</title><subtitle type='html'>Riflessioni su politica, storia, giornalismo, Bologna, Mezzogiorno e... altro</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>agostino giordano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02306763588456951979</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_0nr-Cdy1DAA/TRhZK95gBNI/AAAAAAAAAE0/PUi00UV7Xw8/S220/agoCle.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>17</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5985596581276432442.post-1369779101108165</id><published>2012-01-10T07:04:00.000-08:00</published><updated>2012-01-10T07:42:51.078-08:00</updated><title type='text'>In piedi e seduti.</title><content type='html'>Una breve riflessione su Leo Longanesi, tra qualunquismo e conservatorismo.&lt;br /&gt;di Agostino Giordano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Articolo pubblicato sulla "Nuova rivista Letteraria" - numero 4, novembre 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La storia delle destre italiane e del conservatorismo nostrano è senza dubbio caratterizzata anche da personaggi decisamente eccentrici e bizzarri: veri e propri intellettuali che spaziavano tra i varì campi dei saperi e delle arti, esercitando una forte influenza sullo scenario del dibattito politico. Questi personaggi li troviamo in modo particolare negli anni immediatamente successivi alla fine della Seconda guerra mondiale e per buona parte degli anni '50, cioè una fase storica aspra e conflittuale, caratterizzata da un contesto economico-sociale tragico e drammatico. Una di queste eminenti e autorevoli figure è senza dubbio quella di Leo Longanesi. &lt;br /&gt;Longanesi è stato uno di quei commentatori delle vicende del nostro Paese che ben ha incarnato lo spirito di una parte della borghesia italiana, quella cioè che ha sempre contrastato e delegittimato la dimensione della politica in tutti i suoi ambiti e a tutti i suoi livelli, senza sconti né per le forze di governo e né per quelle di opposizione (“né di destra, né di sinistra”). Ovviamente questo approccio contrappositivo rispetto al mondo della politica e dei partiti ha spesso incontrato e si è confuso con gli umori e i sentimenti popolari più prossimi a quel qualunquismo che ha ravvivato e rafforzato le file delle formazioni e delle componenti della destra italiana. Proprio grazie agli evidenti tentativi di volare alto, quello di Longanesi è un tipo di qualunquismo che potremmo definire “d'élite”, un punto di vista particolare che comunque è sempre sopravvissuto nella storia contemporanea del nostro Paese e che, con alterne fortune, è arrivato sino ai giorni nostri e torna alla ribalta quando la politica mostra evidenti segni di crisi e di degenerazione.&lt;br /&gt;In piedi e seduti, ad esempio, è il titolo di un libro di Leo Longanesi - la cui prima edizione è del 1948 - in cui vengono analizzati alcuni episodi decisivi per la storia italiana che va dal 1919 al 1943. Le sue considerazioni sono ciniche, i suoi giudizi verso i protagonisti delle vicende storiche narrate sono spietati e senza possibilità di appello, forti di un comodo, furbo e intelligente punto di vista apparentemente super partes. Rispetto ai nostri contemporanei “qualunquisti d'élite” al servizio delle destre, Longanesi rappresenta senza dubbio uno dei migliori maestri. &lt;br /&gt;Spietata è infatti la condanna dei gruppi dirigenti liberali e socialisti, considerati – insieme alla Monarchia - pavidi e rinunciatari alla vigilia della prima guerra mondiale. Un'intera fase storica drammatica e tragica viene ridimensionata al livello di un'enorme farsa, in cui sono sbeffeggiati persino i protagonisti che risultano esserne i vincitori (come Mussolini e D'Annunzio, ad esempio, considerati i veri artefici dell'intervento italiano nel primo conflitto mondiale).&lt;br /&gt; Un giudizio decisamente inedito e controcorrente rispetto all'affermazione del potere fascista in Italia Longanesi lo esprime nel momento in cui attribuisce la responsabilità della diffusa repressione attuata dalle camicie nere alle “violenze sovversive” praticate dai “rossi” socialisti. Tanto è vero questo che secondo Longanesi, agli inizi degli anni Venti del Secolo scorso, gli italiani “non comprendono lo spirito”  dei terroristi e applaudono alle prime squadre di azione che “praticano la violenza”. Di conseguenza: “Il fascista in camicia nera, armato di bastone, che assale i cortei proletari, brucia le bandiere rosse, devasta le Camere del Lavoro e taglia la barba ai deputati socialisti ora entra da padrone nella vita nazionale.”   Ed ecco una puntuale precisazione, priva di ogni fondamento storico, tipica di chi vuole ridimensionare i crimini e le responsabilità del fascismo, ma che, de facto, lo rivaluta: “A cercare nella storia del fascismo i responsabili dei varì delitti e delle varie aggressioni commesse in Italia, si scopre che sono sempre gli stessi uomini, cioè poche decine di persone. Gli altri, i cosiddetti squadristi, non erano che il coro, la massa decorativa che sia accontentava di bruciare le bandiere rosse o di allungare qualche ceffone, e fischiare sotto le Camere del Lavoro e le Prefetture del Regno.”  Considerazioni simili le fanno gli esponenti della  attuali destre italiane, fautori di una nuova “riconciliazione” nazionale tesa a cancellare i valori della Resistenza. Senza mezzi termini e senza peli sulla lingua secondo Longanesi durante il fascismo “Lo Stato diventò qualcosa di solido, di visibile: ebbe un indirizzo preciso, un campanello, un nome sull'uscio: Mussolini. E lo Stato fascista fu democratico: il portiere potè dare seri fastidi al proprio padron di casa, l'operaio potè diventare Seniore della Milizia e chiunque, purchè credesse, poteva ricorrere all'appoggio dello Stato contro chi fosse più ricco di lui. La piccola Borghesia ebbe il suo regime livellatore, che la difese dalla grande borghesia e dal proletariato, finché fu possibile.”  Il regime fortunatamente cadde nel 1943 (ma solo nel 1945 e al termine della guerra l'Italia si liberò dal giogo dei nazifascisti) e l'immagine che propone Longanesi  - sempre molto abile dal punto di vista letterario - è quella degli italiani che passano dall'essere “in piedi” protesi alla conquista dell'Impero in Africa verso la metà degli anni '30 (emblematica è l'impresa di Adua) ad essere “seduti” all'indomani dell'8 settembre del '43, intenti a leccarsi le ferite mentre i soldati tornano a fare i “borghesi” di ritorno dal fronte.   &lt;br /&gt;Gli attacchi frontali al mondo della politica - e in particolare al sistema partitocratico - Longanesi li portò poi avanti, con il solito approccio elitario, attraverso le pagine de Il Borghese, il noto periodico culturale basato sui tradizionali valori della borghesia e fondato nel 1950 (diretto fino al 1957), che divenne un punto di riferimento importante per una parte della destra italiana e che successivamente venne anche utilizzato come strumento di lotta al “malcostume” della società e della politica.&lt;br /&gt;L'invettiva qualunquista però sembra davvero essere stata l'arma preferita dall'intellettuale  Longanesi (scrittore, disegnatore, letterato, giornalista, etc.) che non a caso dal 1937 al 1939  diresse il popolare e antesignano rotocalco Omnibus (che ne aveva “per tutti” e che, fra le altre cose, ha pubblicato e tradotto numerosi scrittori censurati dal Fascismo, fra cui Hemingway) e scrisse poi anche per l'altrettanto popolare periodico Candido (più nettamente populista e anticomunista), fondato nel 1945 e diretto fino al 1957 da Giovannino Guareschi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5985596581276432442-1369779101108165?l=agostinogiordano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/feeds/1369779101108165/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5985596581276432442&amp;postID=1369779101108165' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/1369779101108165'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/1369779101108165'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/2012/01/in-piedi-e-seduti.html' title='In piedi e seduti.'/><author><name>agostino giordano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02306763588456951979</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_0nr-Cdy1DAA/TRhZK95gBNI/AAAAAAAAAE0/PUi00UV7Xw8/S220/agoCle.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5985596581276432442.post-2173012112706072673</id><published>2011-07-24T13:38:00.000-07:00</published><updated>2011-07-24T13:39:07.168-07:00</updated><title type='text'>Noi, i ragazzi del G8 di Genova</title><content type='html'>Nel decennale dell'evento che sconvolse l'Italia il racconto di un testimone lauriota di quei giorni terribili. Per comprendere cosa c'è dietro lo slogan "un altro mondo è possibile". E per scoprire che la speranza e la passione di un'intera generazione non si sono infrante nel capoluogo ligure&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di AGOSTINO GIORDANO - articolo pubblicato su "Il Prometeo Lucano" - anno 01 n° 29 / 22 luglio 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Raccontare l'esperienza vissuta a Genova nel luglio del 2001, a distanza di dieci anni esatti, può sembrare un'operazione inutilmente retorica, indirizzata soltanto a chi è stato partecipe di quelle straordinarie e al contempo tragiche giornate, oppure a chi oggi ha quindici o venti anni e, dalle scuole occupate alle piazze delle varie indignazioni, dai comitati referendari per i beni comuni alle comunità “no-tav” della Val di Susa, vive la politica con radicalità e potrebbe incuriosirsi sentendo parlare di ciò che successe dieci anni fa. Le parole “Genova 2001”, “G8”, “Diaz”, “Bolzaneto”, “Carlo Giuliani”, “Placanica”, etc., in molti casi purtroppo oggi a tanti – specie giovani – non dicono nulla perché dimenticate, in altri casi vivono in una dimensione mitica, scollegate dalla quotidiana attualità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Queste parole sono evidentemente riconducibili a un preciso evento storico, che è stato unico e irripetibile. In questa sede non voglio fare un racconto esaustivo di quelle giornate, né una cronistoria di tipo giornalistico, ma una narrazione particolare, nel senso che parte dal mio punto di vista e con esso si esaurisce, senza pretese di dimostrare alcunchè... anche perchè, come in tanti altri casi, sono davvero i fatti a parlare chiaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono arrivato all'appuntamento con Genova 2001 facendo alcuni passaggi intermedi fondamentali: le imponenti e determinate manifestazioni contro il WTO del novembre 1999 a Seattle (Usa), ebbero una tale eco anche in Europa e in Italia, che in tanti ragazzi e giovani ben presto si diffuse la consapevolezza di essere parte di un movimento globale (“movimento dei movimenti”) che metteva al centro la nobile istanza di volere e potere costruire “un altro mondo possibile”, contro la precarietà dell'esistenza e contro le ingiustizie sociali. Gli appuntamenti dei potenti divennero presto l'occasione imperdibile per dimostrare la forza di quel movimento e lo scenario mediatico migliore per far prevalere la voce dei ceti deboli, contro un sistema sordo, attento solo ai profitti di pochi miliardari. Insieme a tanti altri ho preso parte a diversi cosiddetti “contro – vertici” (fra cui quello di Napoli - Stop “Global Forum” - del marzo 2001), cioè quelle manifestazioni che contestavano i vertici dei potenti, gli appuntamenti ufficiali dei capi di stato, dei banchieri, dei finanziari, di coloro che decidevano (e in molti casi ancora decidono), il nostro futuro e il futuro dei nostri figli, muovendo le leve dell'economia mondiale a scapito della pace e della giustizia. La maggior parte delle volte queste manifestazioni, pacifiche e colorate, che accerchiavano le riunioni dei notabili dell'economia e della politica mondiale, sono state bruscamente interrotte dalla repressione delle forze di polizia. A Genova, al summit dei rappresentanti degli 8 Paesi più industrializzati e potenti del Mondo, ci arrivammo quindi consapevoli della possibilità di trovarci difronte ad un muro innalzato per non ascoltare le nostre voci e le nostre istanze. La volontà di non ascoltarci si concretizzava duramente mediante le altissime grate di ferro con le quali fu circondata la cosiddetta “zona-rossa” del centro storico del capoluogo ligure, che ospitava le delegazioni dei potenti. Di sicuro però tanti di noi non si aspettavano quello che poi accadde: una repressione terribile, una violenza inaudita scagliata perlopiù contro manifestanti indifesi e inermi. A Genova ci sono arrivato la sera di mercoledì 18 luglio, con un treno stracolmo di migliaia di manifestanti partito da Bologna. Il giorno dopo, giovedì 19, c'è stata la straordinaria e surreale manifestazione per i diritti dei migranti: bella, grande e colorata, che attraversava una città fantasma, blindatissima, in cui timidamente qualcuno ogni tanto esponeva dai balconi o dalle finestre mutande o lenzuola, per protestare contro l'invito dell'allora Presidente del Consiglio in carica Silvio Berlusconi di non rovinare la vetrina su cui erano puntati gli occhi e i riflettori del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma un mondo nuovo (l'altro mondo possibile) era anche lì a Genova, allo stadio Carlini che ospitava migliaia di giovani, nelle assemblee che si susseguivano e in cui si parlava di beni comuni e di diritti, di solidarietà sociale e di partecipazione. Un mondo nuovo era stato il percorso che ci aveva portato lì, che avevo toccato con mano non solo nella città in cui ho frequentato gli studi universitari e dove vivo (Bologna), ma anche in Basilicata e a Lauria, dove i dibattiti pubblici e i giovani mobilitati attorno alle tematiche esplose e poi soffocate a Genova furono tanti, vivi, appassionati e appassionanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 20 luglio però le passioni, i sogni e le speranze sembravano davvero essersi infrante contro la brutale e inaudita repressione delle cosiddette forze “dell'ordine”: le piazze tematiche spazzate via, manganelli e lacrimogeni contro le mani nude alzate e tinte di bianco. Ragazzi e ragazze, migranti, precari, portuali, suore, comunisti, cattolici, anarchici, libertari, autonomi: tutti massacrati senza possibilità di appello e senza sfumature, esattamente come il nero dei black bloc utilizzato per criminalizzare tutto e tutti e per inaugurare la sciagurata distinzione tra “buoni” e “cattivi”. La notizia della morte di Carlo Giuliani colpì davvero nel profondo tanti di noi, che per il giorno successivo si aspettavano una manifestazione dimessa e poco partecipata; soprattutto, si avvertiva il pericolo che la paura prevalesse sulla determinazione e sulla volontà di non arrendersi a quella brutalità. Invece il giorno dopo, sabato 21 luglio, fu una sorpresa bellissima scoprire che la partecipazione al corteo conclusivo era altissima (tanto che il numero stimato dei manifestanti è stato di circa centomila). Personalmente è stato il giorno che più mi è rimasto impresso, sia per la straordinaria risposta che quel movimento seppe dare, sia per quello che ho subito. Infatti la brutalità e l'arroganza delle forze di polizia non sembrò minimamente scalfita da ciò che successe il giorno prima e sin da subito le migliaia di militari presenti in assetto di guerra, con manganelli, incessanti e fitti lanci di lacrimogeni (lanciati anche dagli elicotteri e dalle barche ancorate al largo del porto di Genova...), cominciarono a caricare l'immenso corteo che dal lungomare voleva concludersi verso il centro della città. Nel vano tentativo di proseguire il percorso del corteo, come tanti altri compagni dei Giovani Comunisti e del Partito della Rifondazione Comunista con i quali avevo preso parte alla mobilitazione genovese, ad un certo punto siamo stati direttamente puntati e inseguiti da due autoblindo della polizia, che ci hanno costretto a scappare in un piccolo vicolo cieco con il ripetuto rischio di essere travolti o schiacciati contro i muri delle case. Rimasti in una decina, per salvarci dalle manganellate degli agenti scesi rabbiosamente dagli autoblindo, non ci rimase altra scelta che buttarci da una ringhiera di legno che dava su un piccolo giardino. Aiutando prima gli altri a buttarsi di sotto – la maggior parte dei quali era già ferita ed uno in particolare aveva la testa spaccata e sanguinante – mentre per ultimo tentavo di farlo, sono stato tirato dallo zaino - che portavo in spalla - da un poliziotto, che mi ha buttato a terra e ripetutamente preso a calci, manganellato e pesantemente insultato e minacciato di morte: picchiato, insultato, minacciato e manganellato non soltanto da lui, ma da almeno altri due suoi colleghi. Nel momento in cui si sono allontanati da me per pochi secondi, molto probabilmente per aprire il portellone dell'autoblindo da cui erano scesi, probabilmente per arrestarmi, ho avuto la forza e la lucidità di riuscire ad alzarmi e lanciarmi oltre la ringhiera finendo di sotto fra gli altri miei compagni. I poliziotti nel frattempo continuavano a urlare e a minacciarci e, pistole in pugno, ci promettevano di farci fare la stessa fine di Carlo Giuliani. Ad un certo punto ci siamo resi conto che ci eravamo buttati nel giardino di una piccola clinica, la cui responsabile dopo un po' di tempo è uscita. I poliziotti le hanno immediatamente urlato di aprire il cancello del giardino, in modo tale da poter prenderci tutti, ma fortunatamente questa Signora si è opposta con determinazione alla polizia, ribadendo più volte che quella era una proprietà privata e che non avevano nessun motivo di entrare lì. Dopo circa una mezz'ora finalmente i poliziotti hanno deciso di allontanarsi e noi, feriti e malconci, siamo riusciti a metterci in salvo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'incubo sembrava finito ma ripartire da Genova per tornare in treno a Bologna non è stato affatto facile: più che le manganellate e i colpi subiti dai poliziotti, pesava maggiormente la situazione complessiva di accerchiamento continuo che subivamo. La stazione ferroviaria circondata da polizia e carabinieri, militari sui binari a provocare di continuo i manifestanti, l'elicottero che girava e rigirava sulle nostre teste puntandoci il faro in faccia: tipiche situazioni che possono precedere un possibile arresto di massa. In contemporanea arrivava, tramite alcuni compagni, la notizia dell'irruzione alla Scuola Diaz da parte della polizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutte cose che capimmo bene nei giorni successivi, così come le violenze inflitte ai ragazzi e alla ragazze fermati e sequestrati nella Caserma di Bolzaneto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A distanza ormai di dieci anni alcune responsabilità di dirigenti e funzionari delle forze di polizia sono state individuate dalla magistratura (ad esempio per ciò che è successo alla Diaz e a Bolzaneto); purtroppo però, anche grazie a “facili” archiviazioni e furbeschi depistaggi, nessuno ha veramente pagato per quello che è successo (anzi, alcuni poliziotti responsabili sono stati addirittura premiati!) e molti ancora devono rispondere di tante cose, in primis dell'omicidio di Carlo Giuliani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Repressione per mettere fine ai sogni, alle passioni e alle speranze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tentano di farlo sempre, anche nei giorni scorsi in Val di Susa ci hanno provato: lacrimogeni e manganelli contro chi si oppone alla violenza perpetrata nei confronti del proprio ambiente e del proprio territorio. Ma proprio quando i sogni, le passioni e le speranze sembrano definitivamente abbattute e sconfitte, ecco che avviene “il miracolo”: di colpo le parole d'ordine che urlavamo per le strade di Genova dieci anni fa, tornano prepotentemente d'attualità e, come è avvenuto con i Referendum del 12 e 13 giugno scorso, gli slogan possono tradursi in realtà, dimostrando che un altro mondo è davvero possibile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5985596581276432442-2173012112706072673?l=agostinogiordano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/feeds/2173012112706072673/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5985596581276432442&amp;postID=2173012112706072673' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/2173012112706072673'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/2173012112706072673'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/2011/07/noi-i-ragazzi-del-g8-di-genova.html' title='Noi, i ragazzi del G8 di Genova'/><author><name>agostino giordano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02306763588456951979</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_0nr-Cdy1DAA/TRhZK95gBNI/AAAAAAAAAE0/PUi00UV7Xw8/S220/agoCle.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5985596581276432442.post-3636354205811819578</id><published>2011-06-28T15:12:00.000-07:00</published><updated>2011-06-28T15:13:11.963-07:00</updated><title type='text'>PERCHE' L'AZIONE SIA SORELLA AL SOGNO</title><content type='html'>Rocco Scotellaro: sindaco, poeta e rivoluzionario&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PERCHE' L'AZIONE SIA SORELLA AL SOGNO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Agostino Giordano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Articolo pubblicato su “Nuova rivista letteraria” - semestrale di letteratura sociale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;n.3 – maggio 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi apparirebbe come un evento strano e assurdo, forse impensabile, ma in Italia, nel secolo scorso, è accaduto. È accaduto nel 1946 in Italia meridionale, precisamente in Basilicata, in una regione considerata da Carlo Levi “senza storia e senza stato”, che il regime fascista aveva utilizzato come terra di confino. A Tricarico, in provincia di Matera, fu eletto sindaco un poeta socialista che aveva appena ventitrè anni: Rocco Scotellaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Franco Fortini, intervenendo durante un convegno organizzato a Matera nel febbraio del 1955 da Raniero Panzieri – per conto del Partito Socialista Italiano (di cui ne era responsabile culturale) – tracciò una descrizione, del “sindaco – poeta”, intensa e appassionata ma allo stesso tempo severa e rigorosa. Scorrendo le parole di Fortini scopriamo che “Vi fu un giovane, figlio di povera gente di un povero paese del sud, che negli anni della vergogna e della speranza del suo paese seppe inserire il suo bisogno di bontà e di giustizia nelle forme di un secolare moto politico; e agire per il socialismo. Il dolore del passato del suo popolo e quello del suo presente, gonfio di interrogativi, di tradimenti e di angosce collettive ed individuali gli hanno dettato alcuni versi puri e liberi. Leggeteli e sperate. Il suo cuore è anche il vostro. Ed agite perché la fraternità non sia solo un sentimento; perché i poeti, per esistere, non debbano essere come cardellini accecati; ma perché la fraternità sia nelle cose, nelle istituzioni, nel pane che mangiate e nel vino che bevete, perché l'azione, come disse cent'anni fa un grande poeta francese, sia sorella al sogno. Quel giovane si chiamava Rocco Scotellaro”1.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi è stato dunque questo giovane poeta lucano che, a detta di Franco Fortini, incarnò l'anelito romantico del grande Baudelaire?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rocco Scotellaro nacque a Tricarico nel 1923 da una famiglia povera e riuscì a portare avanti gli studi, ottenendo la maturità classica, attraversando diverse scuole e città. Nel 1942 frequentò per un breve periodo la facoltà di giurisprudenza a Roma, poi, a causa della morte del padre e della guerra, tornò nello stesso anno a Tricarico, dove cominciò un'intensa attività sindacale, continuando gli studi prima a Napoli e poi a Bari. Nel 1944 fondò – proprio a Tricarico - la sezione del Partito Socialista e nel 1946 venne appunto eletto sindaco. Con una breve interruzione nel 1948, ricoprì la carica di sindaco – molto amato dalla popolazione contadina - fino al 1950. Essendo una figura scomoda per i notabili ed i latifondisti locali, fu ingiustamente arrestato con gravi accuse (concussione, truffa e associazione a delinquere), incarcerato per circa quaranta giorni e poi assolto, con formula piena, per non aver commesso il fatto. Tra il '49 e '50 partecipò alle lotte per la terra, contro il latifondo e per la riforma agraria, divenendo una figura simbolica del mondo contadino lucano e meridionale, nonché importante punto di riferimento progressista degli ambienti politici e intellettuali italiani. Scrittore, poeta, saggista e giornalista – oltre che politico e rivoluzionario – il 15 dicembre 1953, Rocco Scotellaro morì prematuramente, all'età di trent'anni, a Portici, vicino a Napoli, dove, per conto di Manlio Rossi-Doria conduceva ricerche sociologiche e studi politico – economici. La gran parte delle sue opere fu pubblicata dopo la sua morte ed ottenne diversi riconoscimenti (nel 1954 vinse i premi Viareggio e San Pellegrino). Di queste le più importanti e conosciute sono: E' fatto giorno (raccolta di poesie scritte fra il 1940 e il 1943 e pubblicata per la prima volta nel 1954), Contadini del Sud (sempre del1954, sono una serie di racconti in cui traspare una vera e propria inchiesta sociologica), L'Uva Puttanella (romanzo autobiografico rimasto incompiuto a causa della sua morte e pubblicato nel 1955), Margherite e rosolacci (un'altra raccolta di poesie pubblicata nel 1978). Scrisse anche un opera teatrale, Giovani soli (pubblicata nel 1984). Rocco Scotellaro è stato un autore continuamente “scoperto” e “riscoperto”, sottovalutato prima e rivalutato poi, le cui opere inedite sono state pubblicata addirittura fino a oltre trent'anni dalla sua scomparsa. Diversi furono gli intellettuali che apprezzarono e coltivarono il talento di Scotellaro. Quelli che per primi gli aprirono le porte del mondo culturale italiano furono Carlo Levi e Manlio Rossi-Doria, entrambi confinati in Lucania dal regime fascista e conosciuti da Scotellaro nel 1946 ed entrambi profondi conoscitori della Basilicata rurale e contadina, terra di stenti di fame, di fatica, di solitudine, dominata dal “familismo amorale” (per dirla con Banfield), popolata dagli spettri dei briganti e mai raggiunta nemmeno da Cristo, che per un destino beffardo della storia decise di fermarsi a Eboli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella di Scotellaro fu dunque una voce libera, genuina, laica e poco incline all'ortodossia. Per tali ragioni “scoperta” e valorizzata tardivamente anche dal Partito Comunista Italiano, che preferiva l'organicità granitica di altri intellettuali meridionali al pessimismo “verista” e libertario di Scotellaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Affidandoci nuovamente all'analisi che Franco Fortini opera sui versi di Rocco Scotellaro, possiamo anche noi scoprire, ad esempio, che il ritmo della poesia La casa viene paragonato al ritmo dell'ultima pagina dei Malavoglia di Verga2&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle poesie di Scotellaro, che Eugenio Montale considerò “tra le piú significative del nostro tempo”, c'è il pessimismo e la disperazione dei contadini abbandonati al loro destino sulle terre durissime e difficili da “lavorare”, ma anche la rivolta anarchica, il riscatto, il socialismo e la speranza. Infatti in alcuni sui celebri versi (forse i più conosciuti), “lungo il perire dei tempi/ l'alba è nuova, è nuova”. Significativo è l'autoritratto che abbozza nella poesia La mia bella patria: “Io sono un filo d'erba/ un filo d'erba che trema./ E la mia Patria è dove l'erba trema./ Un alito può trapiantare il mio seme lontano”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra versi che ci raccontano di “comizi volanti” e di sere disperate in cui si rincorrono e si perdono amori, piccole gioie, dolori, paesaggi e volti di contadini lucani ma anche di genti incontrate durante il peregrinare fra svariati luoghi d'Italia, scopriamo che terribile fu la delusione all'indomani del voto del 18 aprile 1948 che consegnò, più o meno definitivamente, l'Italia alla Democrazia Cristiana ed in cui le sinistre furono sconfitte. Infatti la poesia Pozzanghera nera il diciotto aprile che così si conclude: “(...)/Noi vogliamo i soviet, i soviet dei pezzenti/ quelli che strappano ai padroni le maschere coi denti”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mondo contadino di Rocco Scotellaro non c'è più ormai da tanti anni, ma il suo messaggio è attuale come non mai, la lotta difficile e necessaria contro la precarietà della vita, le ingiustizie sociali e le prevaricazione dei potenti e degli odierni notabili. Allo stesso modo è più che mai necessaria l'esigenza di coniugare l'iniziativa politica con l'iniziativa culturale, per far sì che i militanti - “poeti” non siano eccezioni, ma sistematici modi di essere per chi oggi si propone di praticare un'alternativa politica e sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per concludere dunque è opportuno citare, ancora una volta, altre parole di Franco Fortini, un altro grande scrittore - militante: “Rocco è la voce di uno di noi che, come noi, ha sentito e sofferto, premendo le labbra contro il saccone di crino o di foglie dei suoi contadini e di sua madre, quali possibilità illimitate siano aperte agli uomini. Con il suo tremore di fronte ad una grandezza che ancora non si sa liberare, con la sua speranza di mantenersi integro, di non tradire e di superare il tremito delle proprie labbra, egli ha fatto alcuni versi che abiteranno la nostra memoria. A lui sarebbe bastato; ma, se a noi non può bastare, dobbiamo andare avanti e portarlo con noi”3. Ancora oggi, continuiamo a leggerlo e a portarlo con noi, affinchè l'azione sia sorella al sogno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1 Franco Fortini, La poesia di Rocco Scotellaro, Basilicata editrice, 1974, Roma - Matera pagg. 54-55&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 Ibidem, pag. 24&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 Ibidem, pagg. 58-59&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5985596581276432442-3636354205811819578?l=agostinogiordano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/feeds/3636354205811819578/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5985596581276432442&amp;postID=3636354205811819578' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/3636354205811819578'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/3636354205811819578'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/2011/06/perche-lazione-sia-sorella-al-sogno.html' title='PERCHE&apos; L&apos;AZIONE SIA SORELLA AL SOGNO'/><author><name>agostino giordano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02306763588456951979</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_0nr-Cdy1DAA/TRhZK95gBNI/AAAAAAAAAE0/PUi00UV7Xw8/S220/agoCle.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5985596581276432442.post-442504775211851254</id><published>2011-04-22T13:42:00.000-07:00</published><updated>2011-04-22T13:43:08.728-07:00</updated><title type='text'>Il potere della verità contro la stupidità del potere. In memoria di San Romero d’America</title><content type='html'>DOC-2346. ROMA-ADISTA. Seppure un giorno la canonizzazione “ufficiale” di mons. Oscar Romero dovesse aver luogo, nulla potrebbe più aggiungere alla prima santificazione, quella operata dal popolo – quella che davvero conta, secondo dom Pedro Casaldálig...a –, e alle altre che sono seguite: dalla «canonizzazione cristiana» rappresentata dall’immagine di Romero (accanto ad altre nove immagini di martiri cristiani del XX secolo) sulla facciata della cattedrale anglicana di Westminster fino alla «canonizzazione più laica» costituita dalla proclamazione, da parte del Consiglio dei diritti umani dell’Onu, del 24 marzo come “Giornata internazionale per il diritto alla verità sulle gravi violazioni dei diritti umani e la dignità delle vittime”. Ma c’è qualcosa di ancora più importante, ha sottolineato il gesuita e teologo della liberazione p. Jon Sobrino nella conferenza tenuta il 18 marzo scorso all’Università Centroamericana (Uca) di San Salvador, nel quadro delle celebrazioni del XXXI anniversario del martirio dell’arcivescovo: Romero, afferma, dobbiamo santificarlo «anche noi, dicendo la verità e difendendo i poveri e le vittime fino alle estreme conseguenze». Come ha ricordato ancora Casaldáliga, «la nostra coerenza sarà la migliore forma di canonizzazione di “San Romero d’America, Pastore e Martire”».   Ed è proprio «sul mons. Romero che “disse la verità”» che si concentra Jon Sobrino nella sua conferenza, intendendo per verità non «qualunque verità» ma «quella che onora poveri e vittime»: «La verità è a favore dei poveri, che spesso hanno solo questa a loro favore». Questa verità, ha evidenziato il teologo, Romero «la disse “contro” la menzogna», e contro la forma più abituale di menzogna che è l’occultamento della verità; la disse, «come chiedeva Gesù, “dai tetti”», pubblicamente, in cattedrale, e attraverso la radio Ysax; «la disse “vigorosamente”, poiché la menzogna era aberrante, e la disse “lungamente e ripetutamente” poiché la menzogna occultava l’entità della negazione della vita».   E nel dire la verità, Romero si convertì in «figura del popolo» che egli chiamò suo maestro - «il vescovo ha sempre molto da imparare dal suo popolo» - e suo profeta - «il popolo è il mio profeta» -; e in «difensore del popolo», scagliandosi contro oligarchi e militari e persino contro il presidente degli Stati Uniti. Come sottolinea Sobrino, infatti, «difendere non è solo “amare”, ma amare affinché i poveri non siano vittime di “nemici”»: si opta per i poveri, dunque, contro coloro che li opprimono. È così che «sorge il conflitto», «e la Chiesa si oppone di solito a un’opzione per i poveri così intesa».   Sul potere della verità in opposizione alla «stupidità (e impotenza) del potere» si è soffermato anche p. Alberto Maggi durante la veglia ecumenica svoltasi il 25 marzo scorso nell’ambito delle celebrazioni romane del XXXI anniversario del martirio di mons. Romero, prendendo spunto da una pagina evangelica, quella della denuncia di Giovanni Battista nei confronti di Erode, oltremodo ricca di richiami all’attualità italiana. «Il potere è stupido», ha sottolineato Maggi, ed è per questo che «continua a perpetrare la sua azione di repressione e di morte» anche se ciò finisce per volgersi a suo danno: «È fallimentare opporsi alla vita. È come se le tenebre volessero opporsi alla luce: questa avrà sempre la meglio (Gv 1,5).».   Di seguito, in una nostra traduzione dallo spagnolo, ampi stralci della conferenza di Jon Sobrino e l’intervento di Alberto Maggi. (claudia fanti)   Fonte: http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&amp;id=49459&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5985596581276432442-442504775211851254?l=agostinogiordano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/feeds/442504775211851254/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5985596581276432442&amp;postID=442504775211851254' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/442504775211851254'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/442504775211851254'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/2011/04/il-potere-della-verita-contro-la.html' title='Il potere della verità contro la stupidità del potere. In memoria di San Romero d’America'/><author><name>agostino giordano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02306763588456951979</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_0nr-Cdy1DAA/TRhZK95gBNI/AAAAAAAAAE0/PUi00UV7Xw8/S220/agoCle.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5985596581276432442.post-8279353743370969596</id><published>2011-02-03T05:20:00.000-08:00</published><updated>2011-02-03T05:23:35.606-08:00</updated><title type='text'>VENT'ANNI FA, RIFONDAZIONE COMUNISTA</title><content type='html'>di Paolo Ferrero - Editoriale su Liberazione del 3 febbraio 2011&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Vent’anni fa, domenica 3 febbraio 1991, una novantina di delegati abbandonarono la sala del XX congresso del Pci, che si teneva a Rimini, per non partecipare allo scioglimento del Pci e alla nascita Pds.&lt;br /&gt;Immediatamente convocarono una conferenza stampa in cui Sergio Garavini, Armando Cossutta, Lucio Libertini, Ersilia Salvato e Rino Serri annunciarono la decisione di dar vita ad una formazione comunista.&lt;br /&gt;I cinque, insieme a Guido Cappelloni e Bianca Bracci Torsi, si recarono quindi dal notaio per registrare il simbolo del Pci, segnalando anche sul piano legale la volontà di proseguire l’impegno politico in quanto comunisti e comuniste.&lt;br /&gt;Una settimana dopo, al teatro Brancaccio di Roma, migliaia di compagni e compagne parteciparono alla prima assemblea di massa di quello che divenne il Movimento per la Rifondazione Comunista. Al Brancaccio venne esposta una enorme bandiera rossa, realizzata cucendo insieme centinaia e centinaia di bandiere e costruendo così, da basso, la più grande bandiera rossa mai realizzata.&lt;br /&gt;Credo che oggi a quegli uomini e a quelle donne che hanno dato vita a Rifondazione comunista debba andare il nostro ringraziamento. Innanzitutto per il coraggio di andare controcorrente in una fase in cui, dopo la caduta del muro di Berlino, il capitalismo sembrava aver vinto la partita definitiva. Erano gli anni in cui Fukujama proclamava la “fine della storia” e in cui il capitalismo veniva presentato, prima ancora che invincibile, come un dato naturale. Se l’anticapitalismo non è stato soffocato in Italia è stato anche grazie a quella scelta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Penso che il nostro ringraziamento vada espresso anche per il nome scelto: Rifondazione comunista. Tanti erano i nomi possibili e forti erano le spinte a caratterizzare una nuova formazione comunista semplicemente come la prosecuzione dell’esperienza precedente. Nella scelta del nome vi fu invece una precisa scelta politica che riteniamo valida ancor oggi. Comunista, perché siamo comunisti e comuniste che si battono per una società di liberi e di eguali che si può realizzare solo superando il capitalismo. Rifondazione, perché consapevoli che nella sua storia il movimento comunista ha compiuto molti errori ed in particolare che le esperienze del socialismo reale sono fallite, dando vita a regimi che contraddicevano radicalmente gli ideali comunisti.&lt;br /&gt;Non quindi semplicemente la ricostruzione di un partito comunista, ma Rifondazione comunista nella consapevolezza che i due termini si qualificano a vicenda, e che solo una rifondazione teorica e pratica del comunismo avrebbe potuto porsi efficacemente l’obiettivo di superare “sul serio” il capitalismo. In questo senso rifondazione comunista non ha dato vita solo ad un partito ma ha esplicitato una indicazione generale, chiara, sulla necessità della rifondazione del comunismo.&lt;br /&gt;Accanto ai primi soci fondatori molti e molte altre si aggiunsero nei mesi successivi e Rifondazione divenne un crogiuolo in cui diversi spezzoni ed esperienze politiche della sinistra di classe e comunista confluirono. La costruzione del Movimento prima e del Partito poi, fu una grande esperienze di dialogo e riconoscimento che riguardò in primo luogo decine e decine di migliaia di militanti che provenendo da storie diverse impararono a dialogare, a confrontarsi, a cercare collettivamente nuove strade.&lt;br /&gt;Questo elemento della partecipazione dal basso è un elemento caratterizzante non solo la nascita, ma tutta l’esperienza di Rifondazione. Nel bene e nel male rifondazione non è stato solo un fenomeno politico ma è stata una esperienza di popolo, uno spazio pubblico, si direbbe oggi. Lo voglio ricordare perché la storia di Rifondazione rappresenta l’esemplificazione di uno degli slogan che il movimento si dette sin dall’inizio: liberamente comunisti. Credo che in nessun partito italiano gli iscritti, la cosiddetta base, abbia contato quanto ha contato in Rifondazione. In tutti i momenti di scelta e di scontro – e non sono stati pochi – alla fine ha sempre prevalso l’orientamento dei compagni e delle compagne iscritte anche sulle prese di posizione dei massimi dirigenti. Se vogliamo ricercare una conferma che il termine rifondazione è stato preso sul serio, lo possiamo trovare proprio in questo, nel non identificare il partito con i suoi gruppi dirigenti e nel mettere al centro della vita del partito la partecipazione.&lt;br /&gt;Oggi, a distanza di vent’anni, vedendo come sono finiti il Pds e poi i Ds e poi il Pd, si può apprezzare fino in fondo la giustezza della scelta dei fondatori di Rifondazione. La cui ragione di esistenza non sta però solo nel fallimento delle esperienze politiche nate dallo scioglimento del Pci o nel nostro essere soggettivamente comunisti e comuniste. La ragione di fondo della nostra esistenza la troviamo al di fuori di noi e precisamente nella crisi capitalistica che è li a ricordarci come questo non sia il migliore dei mondi possibili. Il fondamento ultimo della nostra esistenza sta proprio li, nell’incapacità strutturale del capitalismo di dare una risposta ai bisogni dell’umanità e alla coniugazione del vivere civile con la limitatezza delle risorse del pianeta su cui viviamo. La drammatica alternativa tra socialismo e barbarie che si ripresenta oggi, ci dice di come l’esigenza del superamento del capitalismo sia più urgente che mai. Per questo noi, uomini e donne liberamente comunisti, vogliamo proseguire lungo il cammino intrapreso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5985596581276432442-8279353743370969596?l=agostinogiordano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/feeds/8279353743370969596/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5985596581276432442&amp;postID=8279353743370969596' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/8279353743370969596'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/8279353743370969596'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/2011/02/ventanni-fa-rifondazione-comunista.html' title='VENT&apos;ANNI FA, RIFONDAZIONE COMUNISTA'/><author><name>agostino giordano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02306763588456951979</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_0nr-Cdy1DAA/TRhZK95gBNI/AAAAAAAAAE0/PUi00UV7Xw8/S220/agoCle.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5985596581276432442.post-5075260714167896272</id><published>2011-01-14T08:26:00.000-08:00</published><updated>2011-01-14T08:28:18.840-08:00</updated><title type='text'>Al fianco della Fiom, a maggior ragione con Amelia!</title><content type='html'>Care compagne e cari compagni,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;vi ricordiamo che si potrà votare Amelia Frascaroli alle elezioni primariedomenica 23 Gennaio dalle ore 8,00 alle ore 22,00Tutti i Fuori sede che vogliono votare devono registrarsi sul sito delle Primarie (http://www.primariebologna2011.org) entro e non oltre le ore 12,00 del 21 gennaio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riportiamo alcune importanti info tratte dal sito delle primarie:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Per i cittadini immigrati residenti in Comune di Bologna che intendano esercitare il diritto di voto per le Primarie (pure non disponendo di tessera elettorale), è disponibile il documento completo con la corrispondenza tra indirizzo di residenza e seggio per le Primarie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordiamo che gli immigrati NON residenti dovranno preventivamente registrarsi sul sito usando il modulo cartaceo, ed eserciteranno il diritto di voto presso il Seggio speciale situato al Circolo ARCI “il Cassero”, in via Don Minzoni 18.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- I cittadini immigrati NON U.E. non residenti a Bologna – ma che dispongano di un domicilio nel capoluogo, e desiderino votare alle Primarie del Centrosinistra per il Comune – possono esercitare tale diritto previa registrazione dei propri dati. Tali dati verranno trasmessi al Presidente del Seggio Speciale presso cui si svolgeranno le operazioni di voto per questa categoria di elettori (c/o Circolo ARCI “il Cassero”, via Don Minzoni 18), in modo da consentirgli l’identificazione del votante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La registrazione può essere effettuata utilizzando il form online disponibile all’interno del menu “CONTATTI”, o scaricando il modulo cartaceo dal menu “DOCUMENTI” e consegnadolo o inviandolo via fax al Comitato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Ricordiamo che è obbligatoria la compilazione di ogni campo del modulo; in particolare, il campo “Numero Documento” dovrà riportare gli estremi del documento (Passaporto o Permesso di Soggiorno NON SCADUTO) che il votante presenterà al seggio per l’identificazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Tutti i lavoratori e gli studenti stranieri NON U.E. domiciliati a Bologna che desiderino esercitare il diritto di voto per le Primarie dovranno registrarsi presso il Comitato secondo le modalità indicate entro le ore 12 del giorno 21 gennaio 2011.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sempre sul sito http://www.primariebologna2011.org si possono trovare tutte le informazioni necessarie per esercitare il voto e gli indirizzi dei seggi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per seguire l’agenda degli appuntamenti e delle iniziative con la Frascaroli basta consultare il sito:  http://www.ameliafrascaroli.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi volesse dare una mano come scrutatore ai seggi e/o volesse collaborare con il comitato che sostiene Amelia Frascaroli durante gli ultimi importantissimi giorni di campagna propagandistica, può comunicarlo il prima possibile al compagno Agostino Giordano – 3284182111 / agostino.giordano@yahoo.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5985596581276432442-5075260714167896272?l=agostinogiordano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/feeds/5075260714167896272/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5985596581276432442&amp;postID=5075260714167896272' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/5075260714167896272'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/5075260714167896272'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/2011/01/al-fianco-della-fiom-maggior-ragione.html' title='Al fianco della Fiom, a maggior ragione con Amelia!'/><author><name>agostino giordano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02306763588456951979</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_0nr-Cdy1DAA/TRhZK95gBNI/AAAAAAAAAE0/PUi00UV7Xw8/S220/agoCle.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5985596581276432442.post-302966201874752853</id><published>2010-12-29T06:55:00.000-08:00</published><updated>2010-12-29T06:56:38.096-08:00</updated><title type='text'>Il dovere morale e politico della CGIL</title><content type='html'>di Giorgio Cremaschi - Liberazione del 29/12/2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accordo storico. Così giustamente è stato definito il testo che Marchionne ha imposto ai sindacati complici e alla Confidustria. Se si usa questo aggettivo però bisogna avere il coraggio di accettare i paragoni con i fatti del passato. Ce n'è solo uno adeguato.&lt;br /&gt;Il 2 ottobre 1925 Mussolini come presidente del Consiglio, la Confidustria e i sindacati corporativi, nazionalisti e fascisti, firmarono a Palazzo Vidoni un patto sociale che eliminava le commissioni interne e il diritto dei lavoratori a scegliersi liberamente le proprie rappresentanze. Il patto di Mirafiori fa la stessa identica cosa.&lt;br /&gt;Vengono, per la prima volta dal 1945, eliminate nella più grande fabbrica italiana le libertà sindacali. I lavoratori non potranno più liberamente scegliere a quale sindacato associarsi e non potranno più votare le proprie rappresentanze. Come all'epoca del fascismo i sindacalisti di fabbrica saranno esclusivamente nominati dalle organizzazioni sindacali complici dell'azienda e come allora potranno essere chiamati "fiduciari". &lt;br /&gt;Mai nella storia del nostro Paese si era giunti a tanto. Neppure negli anni cinquanta, nei momenti più duri della guerra fredda e della repressione antisindacale, in Fiat erano state cancellate le elezioni delle commissioni interne. Ora lo si fa e lo scopo è quello di mettere fuorilegge in fabbrica la Fiom e con essa qualsiasi libertà e diritto dei lavoratori.&lt;br /&gt;D'altra parte, solo con una forma di autentico fascismo aziendale è possibile imporre le condizioni di lavoro che Marchionne pretende in Fiat. Orari fino a dieci ore giornaliere ed oltre, distruzione della pause e del diritto alla salute, totale flessibilità della prestazione e dei turni. Il lavoratore diventa semplicemente una merce a disposizione dell'azienda da consumare come e quanto si vuole. Autoritarismo, repressione, fascismo aziendale sono pertanto funzionali ad impedire che le lavoratrici e i lavoratori si ribellino a queste condizioni barbare che si vuol loro imporre.&lt;br /&gt;La gravità di quanto avvenuto a Mirafiori è stata colta dalla segretaria della Cgil Susanna Camusso che ha parlato di autoritarismo di Marchionne. Ma poi la sua denuncia si è fermata a metà, cercando un equilibrio con la presa di distanza dalla Fiom. Se quello di Marchionne è un atto autoritario fa bene la Fiom ad opporvisi e non si capisce quali compromessi sarebbero stati possibili. D'altra parte ancor più contraddittoria è la richiesta che la segretaria della Cgil rivolge a Emma Marcegaglia e alla Confindustria per un nuovo accordo sulle regole. Ma se la Confindustria ha detto di sì a Marchionne che ha stracciato l'accordo sulle rappresentanze sindacali, quale nuova intesa è possibile con essa? Davvero Susanna Camusso si illude che la Confindustria possa sconfessare l'accordo di Mirafiori, con il suo vice presidente Alberto Bombassei che da pochi giorni è entrato nel consiglio di amministrazione di Fiat Industrial?&lt;br /&gt;Le illusioni di Susanna Camusso nei confronti della Confindustria sono le stesse di coloro che negli anni venti speravano che gli industriali avrebbero sconfessato il fascismo. L'accordo del 1925 li smentì, così come l'accordo di Mirafiori smentisce le illusioni di oggi.&lt;br /&gt;La Cgil deve rimproverarsi di avere rinviato e poi cancellato dalla sua agenda lo sciopero generale. La scelta di non farlo ha rafforzato Marchionne e la sua presa autoritaria anche su quella parte del mondo delle imprese che non condivide le sue scelte. Se oggi ci fosse già in atto un grande movimento di lotta confederale, se la Cgil avesse interrotto le inutili e dannose trattative sul patto sociale, Marchionne e i suoi sarebbero più deboli e contestati nel padronato. La fase delle parole e degli appelli alle buone intenzioni si è conclusa il 23 dicembre a Mirafiori. D'ora in poi solo la mobilitazione, lo sciopero generale, la costruzione di un programma economico e sociale alternativo alla regressione barbara che vuole imporre il regime padronale di Marchionne, solo questa è la via democratica per uscire dalla crisi.&lt;br /&gt;Il patto di Mirafiori segna non solo uno spartiacque sindacale e sociale, ma anche un passaggio decisivo per la politica. Cisl e Uil hanno scritto una pagina vergognosa della loro storia sottoscrivendo che la Fiom può essere messa fuorilegge in fabbrica. Ora è chiaro che attorno alla Fiom bisogna costruire un movimento di solidarietà sociale e politico che dagli studenti ai movimenti costruisca una risposta in grado di durare. La Cgil ha il dovere morale e politico di mettere tutta la sua forza dentro questo movimento. Quanto all'opposizione la politica del ma anche sprofonda oggi più che mai nel ridicolo e nell'inutile. Già il sindaco di Torino, accettando la messa fuorilegge della Fiom, ha valicato il Rubicone nell'estraneità rispetto alla storia e alla cultura della sinistra italiana. Chi approva quell'accordo è dall'altra parte, sta con Marchionne e alla fine con Berlusconi. Dopo Mirafiori anche la sinistra italiana dovrà ridefinirsi: le alleanze che dovrebbero andare dagli amici di Marchionne fino alla Fiom e ai lavoratori che perdono la democrazia sono un insulto al buon senso. Dopo Mirafiori c'è prima di tutto da ricostruire una sinistra che sappia dire no ai padroni e al loro regime.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5985596581276432442-302966201874752853?l=agostinogiordano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/feeds/302966201874752853/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5985596581276432442&amp;postID=302966201874752853' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/302966201874752853'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/302966201874752853'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/2010/12/il-dovere-morale-e-politico-della-cgil.html' title='Il dovere morale e politico della CGIL'/><author><name>agostino giordano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02306763588456951979</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_0nr-Cdy1DAA/TRhZK95gBNI/AAAAAAAAAE0/PUi00UV7Xw8/S220/agoCle.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5985596581276432442.post-4565070060777709103</id><published>2010-12-26T12:41:00.000-08:00</published><updated>2010-12-26T12:45:21.373-08:00</updated><title type='text'>Buon Natale alla democrazia</title><content type='html'>don Andrea Gallo augura a tutti e tutte Buone Feste! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco l'articolo di questa settimana per la rubrica "La Buona Novella" , ogni giovedi su La Repubblica Genova - tratto da http://www.sanbenedetto.org&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buon Natale a tutti. Sul vecchio anno che muore, nasca la speranza nel cuore delle donne e degli uomini di buona volontà. Aumentano i poveri che accorrono alla capanna di Gesù, mentre chi detiene il potere trama nell’oscurità e una consistente “porzione” delle città si rifugia cinicamente nell’indifferenza [...]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non può scomparire il senso della Storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio, il Bene Comune. Buon Natale al presidente Merlo e ai suoi collaboratori per il coraggioso sforzo di rilanciare il porto. Buon Natale agli operatori marittimi: “Dimostrate le vostre capacità imprenditoriali”. Buon Natale a tutti gli onesti piccoli e grandi imprenditori, commercianti, artigiani, cooperative che difendono la dignità del lavoro. Buon Natale al consiglio regionale, provinciale, comunale: “Dal primo gennaio potete scrivere un nuovo “libro bianco”. Ricordate che gli italiani si stanno lentamente svegliando dal sonno e si ricorderanno che la democrazia la fanno i cittadini. Buon Natale al Signor prefetto: Palazzo Spinola è il presidio di tutto l’ordine democratico costituzionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buon Natale alla magistratura: “Rispondete al pernicioso Diritto della forza con la Forza del Diritto”. Buon Natale ai Partiti: è stato creato un “vuoto” dalla prima alla Seconda Repubblica. Possiate riempirlo abbandonando lo stile di aggressività e di volgarità verbale e comportamentale. E’ indispensabile arrestare la caduta di sensibilità culturale e morale e lo smarrimento barbarico della vita pubblica. I parlamentari che hanno votato la recente fiducia non sono sfiorati da nessun dubbio? Forse le perplessità nascono tra gli oppositori? Buon Natale ai movimenti di studenti, di lavoratori, dei Centri sociali. Grazie per averci fatto riscoprire l’indignazione trasformata in rabbia per la conclamata assenza di futuro e di fronte all’arroganza menzognera. Da tanti anni nessuno vi ha ascoltato. E ancora possibile un dialogo? Con chi? Non vi abbandoni la creatività. Buon Natale ai detenuti nelle carceri I.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E “perdonateci!” Le vostre “discariche sociali” gridano Giustizia. Sono numerosi coloro che vi ascoltano. Buon Natale ai Soldati in “missione di Pace”: ci volete spiegare di quale pace si tratta? Cittadini in divisa impegnati seriamente in terra straniera.. Con i vostri onorati Caduti ci vogliamo confrontare col Parlamento, con la Nato, con l’Onu, per inaugurare un’autentica strategia di Pace? Buon Natale ai teatri, a Palazzo Ducale, ai musei, al Porto Antico e a tutte le iniziative culturali,, musicali, ricreative. Nonostante la crisi non vi siete fermati. Buon Natale a tutti coloro che preparano un pasto caldo per il corpo e per l’anima alle sorelle e ai fratelli in gravi difficoltà. Prepariamoci a passare dalla solidarietà assistenziale, alla solidarietà liberatrice: estendere i “diritti” a tutti i cittadini rispettando la Costituzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buon Natale al Governo: cambiate slogan: Basta! Non diteci: “Non ci sono soldi”. Non è vero che tali scelte siano obbligate, colpendo le fasce più deboli e i servizi essenziali, i trasporti. I soldi si trovano per foraggiare la casta politica con la sua “parentopoli” e l’alta dirigenza e il gioco illecito degli appalti mafiosi per le grandi opere, le spese militari e condoni per i capitali all’estero e la manipolazione dei bilanci di numerose aziende. Buon Natale all’istituzione ecclesiastica: uscire dall’ambiguo contesto politico – sociale. Smettere di sminuire le malefatte dei governanti in nome della “stabilità” per inseguire nuovi privilegi e difendere quelli acquisiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra i “valori non negoziabili” c’è il messaggio dirompente di Gesù? Ho imparato da Monsignor Tonino Bello. Non posso augurare “Buon Natale” senza dare qualche disturbo. Mancherei al mio dovere di “Prete”. Il Bambino che dorme sulla paglia ci tolga il sonno e ci faccia sentire il nostro cuscino duro come un macigno, finché non ci saremo inventati una carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Se vogliamo vedere “una grande luce” dobbiamo partire dagli “Ultimi”. Un augurio sincero a tutte le coscienze e a tutti i cuori: ritroviamo lo stupore, “il tepore”, lo spazio per pensare a quell’evento che rovesciò la Storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Auguri a chi offre un pasto caldo per il corpo e per l’anima di chi è in difficoltà. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Genova, 23 dicembre 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;don Andrea Gallo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5985596581276432442-4565070060777709103?l=agostinogiordano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/feeds/4565070060777709103/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5985596581276432442&amp;postID=4565070060777709103' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/4565070060777709103'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/4565070060777709103'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/2010/12/buon-natale-alla-democrazia.html' title='Buon Natale alla democrazia'/><author><name>agostino giordano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02306763588456951979</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_0nr-Cdy1DAA/TRhZK95gBNI/AAAAAAAAAE0/PUi00UV7Xw8/S220/agoCle.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5985596581276432442.post-7523363445512878928</id><published>2010-12-06T08:56:00.000-08:00</published><updated>2010-12-06T08:57:21.357-08:00</updated><title type='text'>Quagliarella: «Juve, cerchi ancora un bomber?»</title><content type='html'>Tratto da www.tuttosport.com&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'attaccante bianconero: «Nelle squadre dove gioco lo cercano sempre. Amauri sarà il nostro acquisto di gennaio». Pepe: «Pronto a giocare anche in porta». Chiellini: «Grande gruppo»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CATANIA, 5 dicembre - La Juve è a caccia di un bomber. Dopo la prestazione di Quagliarella contro il Catania, Marotta può cercarlo anche con più calma. «Nelle squadre dove ho giocato io, cercano sempre un bomber (ride, ndr). Aspettiamo ancora Amauri - dice l'attaccante bianconero a Sky - che deve recuperare dall’infortunio ed è un giocatore fondamentale per noi. Sarà lui il nostro acquisto di gennaio». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;FIUTO DEL GOL - Quest'anno trova la rete con più facilità: «Forse perché sono più nel vivo del gioco, il mister mi fa giocare nel mio ruolo, a me piace molto partecipare alla manovra e stando sempre in partita, spesso e volentieri cerco il gol. E fortunatamente lo trovo. Non era facile vincere su questo campo perché il Catania non perdeva in casa da più di un anno».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;NAPOLI - Domani non può sperare in una vittoria del Napoli, che con tre punti aggancerebbe la Juve: «Io sono sempre tifoso del Napoli però in cuor mio spero in un pareggio. Staremo a vedere». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PEPE - Protagonista della vittoria sul Catania, anche Simone Pepe, autore del gol del vantaggio: «E' un buon momento per me e per la Juve. Personalmente sono contento, ho fatto un bel gol. Sono un giocatore generoso e ci sta di sbagliare qualche appoggio. Ma mi hanno fatto passare per un corridore e basta. Questa è una Juve pratica, solida, ha fatto una grande partita. Io titolare? Mi aspetto sempre di esserlo, perché questo è il nostro lavoro. Terzino destro? Io alla Juve sarei pronto a giocare anche in porta. Decide il mister, che ha trovato anche Sorensen che sta facendo molto bene».&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;CHIELLINI - Soddisfatto anche Giorgio Chiellini: «L'1-1 non si doveva prendere, però guardate le nostre esultanze. Si vede che stiamo creando un grande gruppo. Nella nostra crescita però, dobbiamo evitare situazioni come quelle del pareggio subito». Chiellini fa capire di non volersi fermare e spera che la Serie A non scioperi: «Ho sentito parlare Albertini e Beretta per me i margini per l'accordo ci sono. Bisogna mettere da parte le battaglie personali. Evitiamo lo sciopero».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5985596581276432442-7523363445512878928?l=agostinogiordano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/feeds/7523363445512878928/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5985596581276432442&amp;postID=7523363445512878928' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/7523363445512878928'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/7523363445512878928'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/2010/12/quagliarella-juve-cerchi-ancora-un.html' title='Quagliarella: «Juve, cerchi ancora un bomber?»'/><author><name>agostino giordano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02306763588456951979</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_0nr-Cdy1DAA/TRhZK95gBNI/AAAAAAAAAE0/PUi00UV7Xw8/S220/agoCle.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5985596581276432442.post-4130631530720006948</id><published>2010-12-06T08:17:00.000-08:00</published><updated>2010-12-06T08:37:26.480-08:00</updated><title type='text'>Il 14 dicembre tutti "Uniti contro la crisi"!</title><content type='html'>CI SAREMO. PER LA POSSIBILE ALTERNATIVA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Roberta Fantozzi - segreteria nazionale Prc&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"E' iniziata l'era del conflitto" stava scritto sullo striscione che gli studenti hanno srotolato a Termini durante le mobilitazioni contro il ridisegno privatistico e classista dell'Università. Quelle mobilitazioni sorprendenti per ampiezza, determinazione ed intelligenza, che non si sono fermate dopo l'approvazione alla Camera del Ddl Gelmini, che hanno conquistato un primo risultato "imponendo" lo slittamento della discussione al Senato a dopo il voto sulla fiducia del 14 dicembre, che continuano a crescere nelle scuole e nelle università del paese. L'era del conflitto si contrappone all' epoca Dopo Cristo di Sergio Marchionne: al disegno che, nella crisi, vuole spazzare via ogni conquista del movimento dei lavoratori, ogni diritto sociale, in nome della "guerra" tra imprese in competizione sul mercato globale. In quello slogan è contenuta tutta la consapevolezza e la determinazione del movimento degli studenti, sulla partita aperta, una partita che riguarda la scuola e l'università, ed insieme i diritti del lavoro, il welfare, la democrazia. Una partita che riguarda il futuro dei livelli di civiltà, in Italia e in Europa: l'esito di una crisi che domanda la costruzione di un'alternativa di modello sociale e a cui invece si risponde accentuando le politiche che alla crisi hanno portato, dentro un'idea di società neocastale. Farla finita con l'idea del diritto al sapere, bene comune per eccellenza e costruire una scuola ed un'università dell'esclusione, in mano agli interessi privati delle imprese. Farla finita con i contratti collettivi e i diritti del lavoro: con le newco, la destrutturazione della contrattazione, il collegato lavoro. Farla finita con i diritti sociali, attaccati pesantemente dalle manovre del governo e che il nuovo patto di stabilità europeo che ci si appresta a firmare a metà dicembre, vuole distruggere definitivamente: scaricando su pensioni, sanità, servizi sociali, il debito della speculazione finanziaria. I movimenti che hanno attraversato il nostro paese, le lotte nei luoghi di lavoro, per la scuola e l'università pubblica, contro la privatizzazione dell'acqua, il nucleare e le grandi opere, le lotte per "il futuro bene comune" sono la buona notizia di questi mesi. La mobilitazione del 16 ottobre è stata un momento di connessione importante di quelle lotte che domandano una continuità, domandano di pesare sull'agenda politica e di costruire un'altra politica, che riapra una possibilità di trasformazione. Il 14 dicembre la rete "uniti contro la crisi" costituita da realtà di movimento, esperienze sociali, singole e singoli ha promosso una giornata di mobilitazione per circondare il Parlamento e far vivere le ragioni della "sfiducia" della società e dei movimenti al governo Berlusconi. Una grande assemblea popolare sotto Montecitorio, una mobilitazione in tutti i territori, come esercizio di democrazia, domanda di un'alternativa incompatibile con governi "tecnici", di "transizione" , "di responsabilità nazionale" magari incaricati di fare le manovre che "l'Europa ci chiede". Per mandare via Berlusconi e il berlusconismo. Per lo sciopero generale. Per ricostruire la possibilità di un'alternativa. Noi ci saremo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5985596581276432442-4130631530720006948?l=agostinogiordano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/feeds/4130631530720006948/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5985596581276432442&amp;postID=4130631530720006948' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/4130631530720006948'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/4130631530720006948'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/2010/12/il-14-dicembre-tutti-uniti-contro-la.html' title='Il 14 dicembre tutti &quot;Uniti contro la crisi&quot;!'/><author><name>agostino giordano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02306763588456951979</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_0nr-Cdy1DAA/TRhZK95gBNI/AAAAAAAAAE0/PUi00UV7Xw8/S220/agoCle.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5985596581276432442.post-5150607113444306513</id><published>2009-09-22T06:54:00.000-07:00</published><updated>2009-09-22T06:55:51.127-07:00</updated><title type='text'>Sulla strage di Kabul, fuori di retorica</title><content type='html'>di Paolo Farinella prete - dal sito www.dongiorgio.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proemio&lt;br /&gt;Genova sabato 19 settembre 2009. Oggi è giorno di lutto per la democrazia: la manifestazione per la libertà di stampa è stata rinviata per non turbare la sceneggiata del cordoglio nazionale per la morte dei sei militari italiani uccisi insieme a 20 innocenti afghani. Il governo e il suo impresentabile presidente vi sta inzuppando il biscotto a piene mani perché rallenta la pressione dell’opinione pubblica e distrae dalla drammatica situazione in cui versiamo.&lt;br /&gt;&lt;span&gt; Per il secondo giorno consecutivo ho conati di rigetto di fronte alla millanteria nazionale-diaticopoliticop&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;wbr&gt;&lt;span class="word_break"&gt;&lt;/span&gt;atriottarda di esaltazione di sei poveri sventurati che sono andati a morire inutilmente per rimediare un disgraziato lavoro negato da quel governo che li ha usati come carne da macello per la gloria del capo svergognato che ora li usa come “eroi” per tacitare un dissenso che si allarga sempre più.&lt;br /&gt;Ieri, esasperato da tanta improntitudine e falsità ho spedito a MicroMega il seguente pensiero che ora spedisco a voi. I toni e i contenuti sono volutamente contenuti per rispetto a tutti i morti e perché in questa retorica senza senso trovo un atteggiamento diabolico e disumano.&lt;br /&gt;La guerra non crea eroi, ma solo vittime e se qualche eroe è necessario, bisogna scegliere i 20 afghani “innocenti” che erano lì per caso e sono stati falcidiati, mentre i soldati italiani era lì armati per fare “il loro dovere”, cioè occupare un Paese straniero che essi hanno consegnato nelle mani di un dittatore corrotto come Karzai.&lt;br /&gt;Se sono eroi questi figli della fame e dell’ignominia, cosa devono essere le migliaia di persone innocenti bombardate senza discriminazione di sesso, di età, di colpa o di ragione? Chi piange questi morti inutili è complice della guerra ed è nemico della democrazia.&lt;br /&gt;Il governo ha stabilito il lutto nazionale per lunedì e un minuto di silenzio: io non farò lutto e non faro silenzio perché rifiuto questa mistificazione nazionale. La moglie di uno dei morti ha detto di essere orgogliosa del lavoro di suo marito: ebbene, sono parole sue, non mie. Sia dunque orgogliosa anche della sua morte e domani, se ha figli, lo racconti loro e dica chi erano i “nemici” che hanno ucciso il padre e spieghi loro chi lo ha mandato e per quale motivo. Aggiunga che la presenza del padre armato ha contribuito ad estendere il potere dei talebani e di quelli che essi chiamano “terroristi”.&lt;br /&gt;Quale democrazia hanno difeso questi soldati, quella del corrotto Karzai o quella del corruttore e corrotto Berlusconi? In questi giorni di lutto nazionale, sospendo moralmente la mia appartenenza all’Italia e mi tiro fuori da ogni complicità da queste nefandezze, travestite da eroismo. Forse le mie parole che precedono e quelle che seguono susciteranno stupore e scandalo in qualcuno: ebbene, passi oltre e non se la prenda: sono infatti certo di essere nel giusto, in buona coscienza.&lt;br /&gt;Di seguito il pensiero pubblicato su MicroMega il 18 settembre 2009.&lt;br /&gt;Paolo Farinella, prete&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da Micromega&lt;br /&gt;La strage di Kabul&lt;br /&gt;e la strage della libertà di stampa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Paolo Farinella, prete&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I titoli di quasi tutti i giornali, dei tg e dei commentatori sono unanimi: «Strage di Italiani in Afghanistan: 6 militari uccisi». Ecco il modo ideologico di leggere e dare false notizie per vere. La «strage» riguarda 20 afghani e 6 militari, tutti uccisi nello stesso istante e con le stesse modalità; poi vi sono oltre 60 feriti afghani e 4 militari italiani. I feriti italiani sono stati rimpatriati per le cure necessarie, gli afghani sono rimasti per strada e se non interviene Emergency restano lì ad aumentare il numero dei morti afghani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A costo di apparire cinico (e non lo sono) non riesco a piangere questi morti «italiani», isolati dal loro contesto reale. Mi dispiace e sono addolorato che qualcuno debba morire così e per le loro famiglie che adesso avranno un vuoto esistenziale e affettivo che nessuno potrà riempire: non le parole d’ordinanza della retorica politica che subito ne ha fatto degli «eroi» in appoggio ad una politica miope, demenziale e incivile che pretendeva di esportare la democrazia con le armi e assicurare la sicurezza seminando morte tra la popolazione inerme afghana. Morti inutili, morti senza senso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No! Non ci sto! I soldati morti sapevano che potevano morire (fa parte del loro mestiere), ma sono andati ugualmente per scelta e per interesse economico, cioè per guadagnare di più. So anche che molti vanno per il brivido della guerra, per dirla alla popolana per menare le mani e sperimentare armi nuove e di precisione. Dov’è l’eroismo nell’uccidere sistematicamente, per sbaglio o per fuoco amico, civili che a loro volta sono vittime nel loro paese e vittime degli occupanti stranieri?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo 8 lunghi anni di guerra, quali risultati ha portato la peacekeeping o la peacemaking? Se si chiama «peace» lo sterminato stuolo di mutilati, di affamati, di morti, come si deve chiamare la «guerra» o per dirla alla moderna la «war»? Prima che arrivassero Bush e i suoi valvassini in Afghanistan i talebani erano considerati «occupanti»; ora dopo 8 anni di occupazione occidentale, il popolo tifa per i talebani e potenzia le divisioni tribali che hanno portato ad un aumento di potere dei «signori locali della guerra » che hanno imposto la loro legge, aumentato la coltivazione del papavero e diffuso capillarmente la corruzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo 8 anni di «peace-keeping» l’Afghanistan si trova con un presidente fantoccio, Karzai, corrotto e corruttore, che sta lì perché ha imbrogliato almeno un milione e mezzo di schede elettorali, che per vincere e avere i voti dei capi tribù ha introdotto nel diritto «democratico», difeso dalle armi occidentali, il diritto del marito di stuprare, violentare, picchiare e anche uccidere la moglie e le donne in sua proprietà. E’ questo l’obiettivo per cui sono morti i militari italiani, inglesi, spagnoli, tedeschi, e americani? Ne valeva la pena!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono morti inutili, morti che dovrebbero suscitare vergogna in chi li ha mandati e lì li ha tenuti e anche in coloro che vi sono andati per scelta libera e volontaria per avere uno stipendio proporzionato. No! Non sono eroi, sono vittime come sono vittime i morti afghani, come sono vittime i talebani usati dall’occidente quando venivano comodo contro i Russi e da questi, a loro volta, armati quando servivano alla bisogna; mentre ora i beniamini di ieri sono i nemici di tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I funerali si Stato di questi sventurati morti per nulla o per la vanagloria dei loro fantocci governanti, come i 19 morti di Nassiriya, sono a mio avviso l’appariscenza di una retorica vuota e colpevole perché incapace di fare politica e politica di pace. Il potere assatanato si serve ha bisogno di carne da macello che poi copre con gli onori di Sato: tanto pagano sempre i cittadini «sovrani» che non contano nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La strage di Kabul, in Italia, ha interrotto «la democrazia», facendo spostare la manifestazione a favore della libertà di stampa di sabato 19 settembre 2009 ad altra data. E’ il segno della mistificazione. Queste morti sono funzionali al governo che così raffredda la piazza, allontana un colpo di maglio sferrato dalla società e il presidente del consiglio, l’amico di Bush e Putin, riprende la scena, mostrandosi affitto e piangente ai funerali «dei nostri ragazzi», espressione orrenda che nega la verità dei fatti e conferma le ragioni che vi stanno dietro: questi «ragazzi» sono i militari di carriera che sono andati da sé in un Paese in guerra e sono andati armati. Non sono «ragazzi», sono consapevoli e responsabili delle loro scelte e delle loro morti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spero che i figli e le famiglie non me ne abbiano perché il modo migliore per onorare i morti è continuare a garantire i diritti di tutti, non solo quelli di qualcuno, creando le condizioni perché questi diritti possono essere esercitati. Un pilastro della democrazia è la libertà di stampa e la libertà totale di criticare il governo. La «strage» di Kabul ha colpito in Italia, a 4.000 km di distanza, uccidendo insieme agli innocenti Afghani e ai soldati italiani, quella democrazia che solo un pazzo poteva è pensare esportare. In compenso si è saputo uccidere la democrazia italiana: chi ha deciso di spostare la manifestazione del 19 settembre è diventato complice della strage di Kabul, estendendola fino a noi. Ora la guerra è totale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poveri morti, diventati la foglia di fico di un potere inverecondo che si nutre solo di rappresentazione vacua e vuota, effimera e assassina. No! non faccio parte del coro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(18 settembre 2009)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5985596581276432442-5150607113444306513?l=agostinogiordano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/feeds/5150607113444306513/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5985596581276432442&amp;postID=5150607113444306513' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/5150607113444306513'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/5150607113444306513'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/2009/09/sulla-strage-di-kabul-fuori-di-retorica.html' title='Sulla strage di Kabul, fuori di retorica'/><author><name>agostino giordano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02306763588456951979</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_0nr-Cdy1DAA/TRhZK95gBNI/AAAAAAAAAE0/PUi00UV7Xw8/S220/agoCle.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5985596581276432442.post-8221024057853777691</id><published>2009-07-02T03:22:00.000-07:00</published><updated>2009-07-02T03:26:41.174-07:00</updated><title type='text'>Alcune considerazioni sul voto in Emilia-Romagna</title><content type='html'>di Agostino Giordano – Segreteria Prc Emilia-Romagna&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Testata/Fonte: www.comunistinmovimento.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per poter elaborare alcune considerazioni sugli esiti delle recenti elezioni Europee e amministrative nei territori emiliano – romagnoli, occorre necessariamente guardare prima qualche dato di carattere generale. La Lista Comunista e anticapitalista (Prc – PdCi – Socialismo 2000) ottiene complessivamente, alle europee, il 3,4% dei consensi elettorali. La nostra lista consegue il risultato più basso e peggiore in assoluto proprio nella circoscrizione Nord-orientale (che, oltre all’Emilia Romagna, comprende anche Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia) con appena il 2,3% dei consensi – pari a 148.670 voti. Per quanto riguarda le altre circoscrizioni il dato è sensibilmente diverso: nord-ovest 3%; centro 4,5%; sud 4,1%; isole 2,8%. *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tutta la regione Emilia Romagna i voti ottenuti sono 77.364, pari al 3,1%, una percentuale che certamente alza il livello di consensi complessivo ottenuto nell’intera circoscrizione (a fronte dell’1,2% del Trentino Alto Adige, dell’1,8% del Veneto e del 2,5% del Friuli Venezia Giulia).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda le diverse province della regione, il dato concernente il voto per le europee alla lista comunista sembra abbastanza omogeneo, tranne che per le province di Rimini e Bologna in cui si scende sotto il 3% (Piacenza: 3,17%. Parma: 3,46%. Reggio Emilia: 3,42%. Modena: 3,06%. Bologna: 2,74.%. Ferrara: 3,21%. Ravenna: 3,36%. Forlì-Cesena: 3,23%. Rimini:2,87%)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche se il dato dell’Emilia Romagna è superiore rispetto alle altre regioni del Nord-Est, ciò non deve trarre in inganno rispetto ad una quasi totale omogeneità concernente i territori di questa circoscrizione, organici ormai al modello settentrionale delle piccole e medie imprese, il terreno più fertile per l’imponente e spavalda avanzata della Lega Nord.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’eccessivo risultato ottenuto dalla Lega Nord alle elezioni europee in Emilia Romagna si traduce più o meno ugualmente e sistematicamente nelle amministrative, dove in molti comuni e province della regione, nel cuore delle cosiddette ex-roccaforti rosse (insediamenti storici del Pci e delle sinistre), i vessilli verdi “padani” hanno sventolato trionfanti proprio a discapito delle forze comuniste e della sinistra (fra cui il Prc).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infatti, complessivamente, in Emilia-Romagna nelle elezioni comunali e provinciali, più o meno in sintonia con la media dei risultati ottenuti nel resto delle regioni italiane, il Prc e il PdCi subiscono vertiginosi arretramenti, manifestando in alcune zone ottime capacità di resistenza conquistando risultati dignitosi che, seppure inferiori alle precedenti amministrative, bisogna considerarli assolutamente positivi, soprattutto se inseriti nel contesto generale della disfatta della sinistra d’alternativa (le cui cause sono ormai abbastanza note e non le ripeto in questa sede). Poiché questi risultati positivi, in una fase difficile come quella che stiamo attraversando, devono essere illuminanti segnali di incoraggiamento, è bene citarli subito. Alle provinciali di Ferrara (dove la Lega conquista il 10,18%) infatti la lista Prc-Pdci - in coalizione nel centro-sinistra - ottiene il 4,41% (9.128 voti), eleggendo un consigliere. Alle provinciali del 2004 a Ferrara il Prc ottenne il 4,82% (10.232 voti) e il Pdci 3,68% (7.807 voti): se si sommano queste due cifre la somma è di 18.039 voti che, confrontati ai 9.128 attuali, denunciano un perdita di 8.911 voti. Un’emorragia tutto sommato “contenuta” se confrontata con i dati degli altri capoluoghi di provincia emiliano-romagnoli. Sempre per quanto riguarda le provinciali di Ferrara spicca evidentemente il risultato ottenuto nel collegio “Comacchio I”, dove la lista Prc-Pdci raggiunge addirittura il 14,29% e in diversi altri collegi supera il 5%. Dal fronte estense arriva anche un altro dato incoraggiante che riguarda il comune capoluogo: infatti nelle elezioni comunali, nelle quali la Lega arriva “appena” al 6,42%, la lista Prc-Pdci, in alternativa al centro-sinistra, ottiene il 3,90% (3.163 voti) eleggendo in consiglio comunale la candidata a sindaco Irene Bregola (se confrontiamo questo dato con le precedenti comunali del giugno 2004 i voti sono pressoché dimezzati poiché il Prc aveva da solo il 4,70% con 3.901 voti e il Pdci il 4,15% con 3.446 voti).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’altro dato in controtendenza positiva è senza dubbio quello ottenuto dalla Lista Prc-Pdci (in coalizione nel centro – sinistra) alle provinciali di Bologna (nelle quali la Lega arriva all’8,16%), dove si raggiunge il 3,60% (19.687 voti) e si elegge un consigliere. Qui l’emorragia di consensi però è altissima (anche considerando che c’erano due liste direttamente concorrenti quali il Pcl e la lista civica “Terre Libere” che ha candidato alla carica di presidente della Provincia l’ex-segretario del Prc Tiziano Loreti), in quanto alle precedenti provinciali del giugno 2004 la somma dei voti del Prc (con il 5,73%) e del Pdci (con il 2,78%) era pari a 49.372: se a questa cifra sottraiamo gli attuali 19.687 voti, la perdita di consensi è pari a 29.685 voti. Anche in questo caso ci sono stati dei collegi in cui si sono raggiunti dati abbastanza alti, come ad esempio il 6,81% di Castiglione dei Pepoli oppure il 4,60% di Minerbio. I numeri delle provinciali bolognesi sono decisamente migliori rispetto ai dati delle comunali del capoluogo regionale (dove la Lega raggiunge fortunatamente appena il 3,14%). Infatti qui la lista Prc-Pdci (in coalizione nel centro-sinistra) ottiene l’1,82% dei consensi (3.902 voti) e, nonostante, ciò elegge un consigliere comunale. Il confronto con le precedenti elezioni comunali del giugno 2004 risulta tutto sommato prevedibile e l’emorragia abbastanza contenuta, in quanto la somma dei voti di Prc (al 4,63%) e del Pdci (all’1,70%) era pari a 13.981. Di conseguenza la perdita è di 10.072 voti, gran parte dei quali sono evidentemente andati alle diverse liste concorrenti della sinistra antagonista e di alternativa (non presenti alle scorse votazioni): Lista civica di Donne - Altra Città (con candidata sindaco un’ex-assessora del Prc, che ha ottenuto soltanto lo 0.46%), Bologna Città Libera (con candidato sindaco un ex-consigliere comunale indipendente del Prc, che è arrivata appena all’1,66%, un risultato molto inferiore rispetto alle aspettative), Partito Comunista dei Lavoratori (con candidato sindaco un ex dirigente nazionale del Prc, che si attesta allo 0,39%), Lista Civica Pasquino (con candidato sindaco il politologo Gianfranco Pasquino, che raggiunge l’1,77%). A queste va aggiunta anche la lista di Beppe Grillo che, ottenendo il 3,01% (eleggendo un consigliere) ha certamente attinto anche nell’elettorato storico di Rifondazione e del Pdci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In alcuni comuni della provincia di Bologna ha indubbiamente pagato la scelta di presentarsi in alternativa al Pd: infatti a Medicina la lista Prci-Pdci elegge un consigliere (candidato a sindaco) con l’8,05%. A Marzabotto, all’interno di una lista civica alternativa al Pd, il Prc ottiene un ottimo risultato eleggendo due consiglieri. In altri comuni invece la scelta di presentarsi in coalizione con il centro – sinistra ci ha danneggiato favorendo altre liste concorrenti a sinistra e alternative al Pd: ad esempio a Bentivoglio (dove la lista di fuoriusciti dal Prc ottiene l’11,44%), San Pietro in Casale (dove il Pcl ottiene il 4,66%, una lista alternativa di sinistra il 4,30% e Prc-Pdci in lista con il Pd non eleggono nulla) e Ozzano (dove il Pcl elegge un consigliere con il 5,37% e Prc-Pdci non eleggono nulla).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornando al resto della regione e considerando soltanto le elezioni provinciali e quelle comunali dei capoluoghi di provincia possiamo osservare che i risultati sono ancora più negativi delle cifre sinora prese in considerazione, in quanto eleggiamo pochissimi consiglieri e le percentuali si abbassano ulteriormente soprattutto a causa del fatto che le liste Prc – Pdci nella maggior parte dei casi si sono presentate divise (alcune volte posizionandosi in maniera diversa o in coalizione con il Pd o alternativi a esso) e anche, soprattutto per quanto riguarda i territori emiliani (meno per quanto concerne quelli romagnoli), a causa del pesante sfondamento della Lega Nord.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella provincia di Piacenza, infatti, dove la Lega raggiunge il 17,23% dei consensi, il Prc ottiene il 2,73% (dimezzando grossomodo i voti rispetto alle precedenti elezioni in cui aveva ottenuto il 7,09%) e il Pdci conquista l’1,75 % (perdendo pochi voti rispetto alle precedenti provinciali, poiché aveva il 2,12%). Entrambi i partiti si sono presentati in coalizione con il centro – sinistra ed entrambi non eleggono nessuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella provincia di Parma, dove la Lega raggiunge il 14,64%, il Prc – in alternativa al centro-sinistra - ottiene il 2,18% (calando vertiginosamente rispetto all’8,80% delle precedenti elezioni), mentre il Pdci (in coalizione nel centro-sinistra) conquista il 2,54% (perdendo circa un punto percentuale rispetto alle precedenti provinciali, in quanto era al 3,24%). Entrambi i partiti non eleggono consiglieri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella provincia di Reggio Emilia, dove la lega raggiunge il 15,04%, bisogna segnalare il risultato positivo del Prc che, presentandosi in alternativa al centro-sinistra, ottiene il 3,24% (dimezzando quasi i voti rispetto alle precedenti elezioni in cui aveva il 6,67%) eleggendo in consiglio provinciale il candidato presidente. Il Pdci, che correva in coalizione nel centro-sinistra, ottiene l’1,76% (nel giugno 2004 aveva il 2,77%), non eleggendo nessuno. Decisamente peggiori i dati delle comunali di Reggio Emilia, in quanto il Prc – sempre da solo e in alternativa al centro-sinistra – ottiene l’1,75 (alle precedenti elezioni aveva il 4,40%), mentre il Pdci in coalizione con il centro-sinistra conquista l’1,46% (a fronte del 6,99% che aveva la scorsa volta). Entrambi i partiti non eleggono alcun consigliere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle provinciali di Modena, dove la lega prende il 14,58%, il Prc, in alternativa al centro-sinistra, ottiene il 2,43% (nel 2004 aveva il 5,74%), mentre il Pdci (in coalizione nel centro-sinistra) arretra di poco rispetto al 2004 (aveva il 2,77%) conquistando il 2,02%. A Modena, per quanto riguarda invece le comunali (dove la Lega prende l’11,01%), il Prc – sempre in alternativa al centro-sinistra – ottiene l’1,97% (precipitando dal 5,02% del 2004), mentre il Pdci – in coalizione nel centro-sinistra – raggiunge l’1,18% (perdendo pochi voti rispetto alla volta scorsa, poiché aveva l’1,39%). In questo caso le forze comuniste non eleggono alcun consigliere sia in provincia che in comune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altro dato positivo è quello delle provinciali di Forlì-Cesena (con la Lega all’11,15%), dove il Prc, presentatosi in coalizione con il centro-sinistra, elegge un consigliere con il 3,01% (nel 2004 aveva il 6,81%), mentre il Pdci, allo stesso modo in coalizione, ottiene l’1,16% (nel 2004 avevano il 2,64%). Al comune di Forlì (dove la Lega arriva al 9,40%) invece il dato peggiora notevolmente, in quanto il Prc in coalizione nel centro-sinistra ottiene l’1,59% (riducendo drasticamente rispetto al precedente 4,13% e non eleggendo nessuno) mentre il Pdci – in alternativa al centro-sinistra – arretra di poco con l’1,43% ( a fronte del precedente 1,97%), non eleggendo nessuno allo stesso modo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda infine la provincia di Rimini (dove la Lega arriva al 9,09%), il Prc ottiene il 2,61% (nel 2004 aveva il 6,91%) mentre il Pdci arretra all’1,83% rispetto al precedente 3,19%. Entrambi i partiti non eleggono consiglieri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La maggior parte degli esiti delle provinciali e delle comunali dimostra tendenzialmente che l’aver unito il Prc e il Pdci in un'unica lista ha consentito di giungere a risultati dignitosi e, in diversi casi, ha permesso di eleggere rappresentanti istituzionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla luce di questi dati, possiamo confermare che il risultato complessivamente negativo ottenuto dalle forze comuniste in Emilia-Romagna è legato principalmente all’arretramento generale e sistematico delle forze della sinistra (Pd compreso), a vantaggio principalmente della Lega Nord. Ciò deve indurre quindi i dirigenti e i militanti che si riconoscono nella lista comunista e anticapitalista a realizzare profonde riflessioni e analisi adeguate sui mutamenti socio – economici avvenuti nella regione Emilia-Romagna, che non può più essere considerata un territorio privilegiato in cui la rendita delle buone amministrazioni rosse del passato possa garantire anche per il presente e per il futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In conclusione, un’altra considerazione che si può fare riguarda il deficit di radicamento sociale delle forze comuniste, vero fattore di crisi che ci spinge sempre più lontano dalle cittadine, dai cittadini, dai lavoratori, dai precari, dai migranti e rispetto alle classi sociali deboli che vorremmo rappresentare. La mancanza di autorevolezza dei gruppi dirigenti locali, la scarsa credibilità conquistata fra le soggettività colpite duramente dalla crisi, la nostra assenza dai luoghi del conflitto, l’incapacità di essere protagonisti di qualche battaglia sociale significativa, rappresentano sicuramente le cause principali del nostro arretramento regionale, che possono essere in gran parte trasferite a livello nazionale e soprattutto nei territori del Nord-Est rispetto ai quali l’Emilia-Romagna si è pressoché omologata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ultima considerazione riguarda il rapporto con il Pd: allearsi o meno con il Pd a livello locale, entrare o meno in una coalizione di centro sinistra conta poco ai fini del risultato elettorale. Conta soprattutto se si è in una condizione favorevole di radicamento e di legittimazione territoriale forte. Senza dubbio aiuta presentarsi alternativi al Pd quando questo ha gestito malamente le amministrazioni locali e si è mostrato distante dai ceti deboli colpiti dalla crisi. In quei casi la collaborazione delle forze comuniste deve cessare immediatamente. Discorso diverso per quanto concerne le buone amministrazioni, dove la riconferma della nostra presenza al fianco del Pd è stata premiata dai cittadini ma che deve continuare ad essere valutata caso per caso in base alle specificità locali, nell’ambito di una nostra collocazione nazionale complessiva autenticamente alternativa a questo Pd moderato e allo sbando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* Tutti i dati riportati in questo articolo sono tratti dalle tabelle elaborate dagli uffici elettorali Prc-Pdci e dal sito del Ministero dell’Interno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5985596581276432442-8221024057853777691?l=agostinogiordano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/feeds/8221024057853777691/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5985596581276432442&amp;postID=8221024057853777691' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/8221024057853777691'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/8221024057853777691'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/2009/07/alcune-considerazioni-sul-voto-in.html' title='Alcune considerazioni sul voto in Emilia-Romagna'/><author><name>agostino giordano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02306763588456951979</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_0nr-Cdy1DAA/TRhZK95gBNI/AAAAAAAAAE0/PUi00UV7Xw8/S220/agoCle.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5985596581276432442.post-2975966065381094823</id><published>2009-05-19T06:49:00.000-07:00</published><updated>2009-05-19T06:52:37.578-07:00</updated><title type='text'>Giovani Comunisti/e: il nostro futuro passa anche per le urne del 6 e 7 giugno</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;di&lt;/span&gt; Agostino Giordano *&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;Testata/Fonte:&lt;/b&gt; www.comunistinmovimento.it&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;!-- Digitab --&gt; &lt;!-- Fine modifiche per campi extra --&gt; &lt;span style=";font-family:arial,helvetica,sans-serif;font-size:14;"  &gt; &lt;hr /&gt; &lt;span style="font-family: times new roman;font-family:arial,helvetica,sans-serif;font-size:100%;"  &gt; &lt;p style="text-align: justify;" class="RassegnaStampa-Articolo-Testo"&gt;Accolgo molto positivamente le proposte lanciate da Simone Oggionni in un articolo pubblicato il 5 maggio scorso su Liberazione, per il rilancio delle/dei Giovani Comuniste/i. In particolar modo l’elenco e l’articolazione delle tre priorità sulle quali costruire la nostra iniziativa politica nel breve periodo sono molto utili per tradurre sui territori un’azione complessiva e sistematica che veda la nostra organizzazione protagonista sul terreno della conflittualità, in modo tale da poter avviare un serio percorso di recuperare e/o conquista di credibilità e legittimità, in maniera particolare tra le giovani generazioni, in gran parte fortemente colpite dalla crisi e vittime sacrificali della precarietà e delle devastanti contraddizioni del moderno capitalismo. Ricapitolando: campagna di massa contro gli effetti della crisi spiegandone le cause, campagna elettorale, mobilitazioni contro i “vari” G8. Tra l’altro in questi giorni, l’intensificarsi delle operazioni di guerra in Afghanistan e i conseguenti massacri di donne e bambini dimostrano come – nonostante Obama – gli Stati Uniti d’America continuino a portare avanti i loro propositi di espansione imperialista; a maggior ragione, quindi, anche la lotta contro la guerra e per il ritiro dei militari italiani dalle zone del mondo in cui sono al servizio dei comandi statunitensi, sono punti irrinunciabili della nostra agenda politica, soprattutto per tentare di ridare fiato e voce a quell’eterogeneo “movimento pacifista”, che in Italia ha raggiunto notevoli dimensioni e che ha sempre visto in prima linea i Gc e il Prc. In modo particolare oggi è necessario, soprattutto per i/le giovani comunisti/e, costruire una battaglia di massa contro il razzismo dilagante, da collegare strettamente al sostegno attivo in favore delle resistenze dei popoli contro l’imperialismo.&lt;br /&gt;A mio giudizio, nel brevissimo periodo, è fondamentale concentrare i nostri sforzi affinché si realizzi e si concretizzi la seconda priorità in elenco, tentando di incrociarvi il più possibile e saldamente la prima e la terza. Infatti deve essere un nostro obiettivo - come se fosse “un’irrinunciabile linea del Piave” - il superamento, da parte della nostra lista comunista e anticapitalista, di quello odioso sbarramento fissato al 4% alle imminenti elezioni europee. Come Giovani Comunisti/e dobbiamo avere bene in mente che il nostro futuro passa anche per le urne del 6-7 giugno prossimi. Ovviamente non soltanto da quelle urne. A livello simbolico, però. superare quello sbarramento, fornirebbe fiato e ossigeno necessari alla prospettiva di rilancio del nostro partito (e al processo unitario della sinistra anticapitalista) e darebbe una forte spinta anche alla ripresa della nostra organizzazione che, a mio parere, vedrebbe decisamente facilitato il duro tentativo di rimettere gambe e testa nella nostra difficile società, per acquistare finalmente legittimità e credibilità soprattutto fra le giovani generazioni. A volte i livelli simbolici contano tanto quanto quelli concreti dell’esserci nelle contraddizioni della società e del “farsi” società. Questa è una di quelle fasi in cui il livello simbolico potrebbe contare tantissimo.&lt;br /&gt;Conosco la fatica, come tanti e tante di noi, che si prova nell’allestire banchetti e gazebo sulle strade e sulle piazze delle nostre città, nel volantinare o nell’attacchinare manifesti, etc… Sono sforzi che dobbiamo fare nei prossimi giorni con maggiore intensità, collettivamente, pensando al nostro futuro di giovani comunisti/e - precari, migranti, studenti, clandestini, disoccupati, lavoratori - che sognano di essere donne e uomini in grado di costruire l’altro mondo possibile secondo i canoni della libertà e della giustizia sociale, ovvero di quel moderno comunismo che è motore trainante dei nostri ideali e delle nostre azioni.&lt;br /&gt;La campagna elettorale può essere riempita dalle nostre lotte e dai nostri contenuti, dalla narrazione dei conflitti che abbiamo praticato e che stiamo praticando, proprio per dare continuità a quel filo rosso che ha attraversato le strade di Genova nel 2001 e che oggi deve essere trasmesso e consegnato a chi ha urgente necessità di affidare le sorti della propria vita a una speranza, la speranza del cambiamento e della trasformazione sociale.&lt;br /&gt;Questo filo rosso fortunatamente è ancora vivo e le/i Giovani Comuniste/i continuano a tenerlo in vita nonostante le sconfitte e le scissioni, malgrado lo strapotere e l’arroganza delle destre fasciste e leghiste e tra l’inconsistenza complessiva delle sinistre. Lo vediamo vivere nei campi delle brigate si solidarietà attiva in Abruzzo o nei diversi luoghi in cui sono stati raccolti gli aiuti per le popolazioni terremotate, nei presidi di vendita del pane a prezzi popolari o nelle iniziativa di lotta in difesa del popolo palestinese, della scuola e dell’Università pubblica. Sono tutti luoghi in cui i/le Giovani Comunisti/i sono stati e vi sono tuttora, spesso in silenzio, senza clamori autocelebrativi e mediatici, sempre pronti a fare i gregari e mostrando profondo spirito di sacrificio. In molti territori contribuiscono a tenere in piedi, in maniera determinante, le strutture stesse del Partito.&lt;br /&gt;I prossimi giorni saranno decisivi anche per non vanificare gli sforzi e i sacrifici compiuti soprattutto in questi ultimi mesi&lt;br /&gt;Può sembrare riduttivo e qualcuno storcerà il naso, ma il nostro filo rosso passerà anche attraverso la puzza della colla dei manifesti che attacchineremo e il sudore che butteremo girando e scappando da una strada all’altra, da un paese all’altro. La speranza continuerà a vivere anche per noi GC più concretamente se la lista comunista e anticapitalista supererà lo sbarramento alle elezioni europee, se le liste unitarie otterranno dignitosi risultati nei territori dove sono state presentate e se il Prc, nei territori dove si presenta da solo, riuscirà ad ottenere percentuali credibili. Compagni e compagne, rimbocchiamoci le maniche e, oggi più di ieri, al lavoro e alla lotta!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* Segreteria regionale Prc Emilia Romagna&lt;/p&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5985596581276432442-2975966065381094823?l=agostinogiordano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/feeds/2975966065381094823/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5985596581276432442&amp;postID=2975966065381094823' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/2975966065381094823'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/2975966065381094823'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/2009/05/giovani-comunistie-il-nostro-futuro.html' title='Giovani Comunisti/e: il nostro futuro passa anche per le urne del 6 e 7 giugno'/><author><name>agostino giordano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02306763588456951979</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_0nr-Cdy1DAA/TRhZK95gBNI/AAAAAAAAAE0/PUi00UV7Xw8/S220/agoCle.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5985596581276432442.post-6703897721708844468</id><published>2008-11-06T07:04:00.000-08:00</published><updated>2008-11-06T07:08:48.959-08:00</updated><title type='text'>Perchè ci diciamo comunisti - di Paolo Ferrero</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;su Liberazione del 02-11-2008 &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;                   &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Da un po di tempo Liberazione pubblica con grande rilievo articoli che chiedono di abbandonare il nome comunista. Al fondo la tesi riproposta in varie salse è che la parola comunismo è inutilizzabile perché l’esperienza storica concreta ne ha stravolto il significato. Tra chi propone di abbandonare il nome comunista vi è chi si pronuncia a favore del nome sinistra, chi a favore del socialismo, chi non propone nulla.Tutto questo si intreccia con un altro filone di dibattito che propone di andare oltre il Partito della Rifondazione Comunista, per fare un altro partito, per fare un’altra cosa che non sia un partito, etc.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;                   &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Le argomentazioni portate mi pare ripropongano un po’ stancamente quanto già sostenuto da Occhetto e dai suoi sostenitori dopo l’89 ma tant’è, come si sa la prima volta la storia si presenta come tragedia, la seconda come farsa.Per quanto mi riguarda io la penso così:Il concetto di comunismo ha una storia che travalica le vicende del secolo breve. Non voglio qui affrontarlo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;                   &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt; Mi pare invece utile sottolineare come in Italia il gruppo dirigente comunista alle origini si è formato nella vicenda dell’occupazione delle fabbriche e valorizzando la costruzione dei consigli di fabbrica. Nel corso della guerra ha saputo dar vita ad un movimento di resistenza antifascista unitario e democratico che ha contribuito a liberare l’Italia e a dare al nostro paese un assetto democratico strutturato attorno ad una carta costituzionale assai avanzata. Successivamente i comunisti hanno variamente lottato e con una certa efficacia contro lo sfruttamento e per la giustizia sociale. Un terzo degli elettori italiani è arrivato a dare fiducia ad un partito che si chiamava comunista e che poneva la questione morale come punto non secondario della riforma della politica. Rifondazione comunista nel suo piccolo è stata presente nei vari conflitti che hanno percorso il paese ed è stata in grado di collocarsi positivamente nella grande stagione nel movimento no global. Il tutto cercando di intrecciare le lotte per i diritti sociali con quelle per i diritti civili, lotte operaie e lotte ambientali, lotte per la redistribuzione del reddito con le lotte contro la mercificazione delle persone, dell’ambiente, delle relazioni sociali. In altri temini la parola comunismo in Italia è legata alle battaglie per la giustizia e la libertà.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;                   &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt; Dopo l’era craxiana non mi pare si possa dire lo stesso per la parola socialismo.La parola sinistra ha storicamente un significato positivo nel nostro paese. Ha a mio parere un difetto e cioè che si tratta di una coperta che copre molte cose. Ad esempio vi all’interno del partito democratico vi sono persone e posizioni che si definiscono di sinistra che sono però anche variamente confindustriali e per nulla anticapitaliste. La parola sinistra cioè da sola non definisce una posizione chiara dal punto di vista della divisione di classe della società ne dal punto di vista della volontà di superare il capitalismo; tant’è che negli anni scorsi abbiamo giustamente detto che esistevano due sinistre, quella moderata e quella radicale o alternativa o antagonista. Da questo punto di vista il definirsi di sinistra e comunisti mi pare rappresenti un modo chiaro per dire da che parte si sta. Siamo di sinistra ma siamo anche Comunisti, cioè lottiamo contro lo sfruttamento, quando serve anche contro il Vaticano e ci battiamo per il superamento del capitalismo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;                   &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt; Dirsi comunisti è quindi una risorsa per qualificare il nostro essere di sinistra. Porre il tema del comunismo siginifica porre il nodo della rivoluzione, del cambiamento radicale dello stato di cose presenti. Tant’è che quando taluni esponenti del centrosinistra affermano di non voler mai più fare accordi con liste che contengano la falce e il martello lo dicono non certo per la nostra storia ma perché siamo concretamente, politicamente, qui ed ora, anticapitalisti.Questo per quanto riguarda l’Italia. I comunisti però, in particolare quando hanno preso il potere, hanno anche fatto grandi disastri. Lo stalinismo ha contraddetto radicalmente le aspirazioni di giustizia e libertà del movimento comunista. Per questo ci siamo chiamati Rifondazione Comunista. Non solo il nome di un partito ma un progetto politico: rifondare il comunismo avendo fatto fino in fondo i conti con lo stalismo. Riconosciamo che la storia dei comunisti e delle comuniste è la nostra storia, ne abbiamo analizzato gli errori e gli orrori al fine di non ripeterli. Rifondazione e Comunista sono quindi due termini che si qualificano a vicenda, ci parlano della persistenza ma anche della discontinuità, ci parlano della contraddittorietà del nostro tentativo di andare oltre il capitalismo nel nostro essere fino in fondo uomini e donne di questo tempo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;                   &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt; La rifondazione del comunismo è quindi il progetto politico che abbiamo scelto quando Achille Occhetto ha sentenziato che il comunismo era solo un cumulo di macerie. Nulla vieta che altri oggi la pensino come Occhetto ma a me francamente pare che i guai che abbiamo avuto negli anni scorsi non siano derivati dal nostro nome ma piuttosto dai nostri errori politici, in primo luogo la scelta di andare al governo.Io penso quindi che oggi sia più necessario di ieri dirsi comunisti, di rifondazione comunista. E’ il nome che meglio di qualunque altro definisce qui ed ora il nostro anticapitalismo e la nostra autonomia da un ceto politico che si definisce di sinistra ma con le cui prospettive politiche abbiamo poco a che spartireE’ evidente che si potrebbe continuare ad argomentare a lungo ma voglio utilizzare lo spazio che mi resta per sollevare un paio di quesiti.In primo luogo è evidente che la discussione dovrebbe cominciare da qui, cioè dalla rifondazione comunista.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;                   &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt; Si tratterebbe di aprire una discussione non a negativo ma a positivo. Si tratterebbe di ragionare su come rendere al meglio oggi la prospettiva comunista. Di come la nostra azione non si possa situare solo al livello politico della rappresentanza. Di come si ridefinisca la politica comunista in relazione ai movimenti, alle mille vertenzialità, alle forme di mutualismo. Di come si intreccino oggi i diversi conflitti e come possono interagire in una prospettiva di superamento del capitalismo. Di come si possa affrontare la crisi capitalistica poponendo il tema del controllo sociale dell’economia ed evitando la guerra tra i poveri. Di come si intrecci la lotta per il salario con quella per il reddito sociale con la lotta contro la mercificazione di ogni ambito sociale, e così via. Il dibattito di cui avremo bisogno non riguarda la ripetizione dell’occhettismo ma l’approfondimento della prospettiva della rifondazione comunista. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;                   &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Purtroppo però Liberazione non si cimenta sul terreno della rifondazione comunista ma su quello del suo superamento.In secondo luogo è bizzarro che il giornale del partito della rifondazione comunista metta in prima pagina il dibattito sul superamento del comunismo e a pagina 19 gli articoli in cui alcuni dirigenti del partito avanzano proposte politiche e cercano di far avanzare il progetto di rifondazione comunista.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5985596581276432442-6703897721708844468?l=agostinogiordano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/feeds/6703897721708844468/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5985596581276432442&amp;postID=6703897721708844468' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/6703897721708844468'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/6703897721708844468'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/2008/11/perch-ci-diciamo-comunisti-di-paolo.html' title='Perchè ci diciamo comunisti - di Paolo Ferrero'/><author><name>agostino giordano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02306763588456951979</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_0nr-Cdy1DAA/TRhZK95gBNI/AAAAAAAAAE0/PUi00UV7Xw8/S220/agoCle.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5985596581276432442.post-3400270556415128458</id><published>2008-04-08T04:26:00.000-07:00</published><updated>2008-04-08T04:28:50.889-07:00</updated><title type='text'>Bertinotti: «Solidarietà umana e politica». I giovani Prc lo attaccano: «Imbarazzante»</title><content type='html'>su Il Resto del Carlino (Bologna) del 04/04/2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL PRESIDENTE della Camera, Fausto Bertinotti, esprime solidarietà a Giuliano Ferrara. Ma da Bologna alcune anime del Prc si levano a giustificare la contestazione di piazza Maggiore. Dunque, dice Bertinotti (che sarà a Bologna domenica ai Giardini Margherita, ore 16.30): «Mi dispiace quanto è accaduto a Ferrara al quale rivolgo la mia personale solidarietà umana e politica. Nessuno può accettare una contestazione sprezzante e violenta contro un protagonista della vita politica». Passano poche ore e le agenzie battono la dichiarazione di Agostino Giordano, coordinatore provinciale dei Giovani comunisti. Nei fatti un attacco a Bertinotti: «Le dimostrazioni di solidarietà 'umana e politica ' sono fuori luogo e mirano solo a stravolgere la realtà dei fatti». Giordano giudica le affermazioni di Bertinotti «imbarazzanti e controproducenti. Piazza Maggiore è stata invasa pacificamente, contestando legittimamente il provocatore Ferrara che stava fomentando i suoli pochi militanti con invettive fasciste e anticostituzionali». Si sono invece dissociate dalla piazza le donne della Rete.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5985596581276432442-3400270556415128458?l=agostinogiordano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/feeds/3400270556415128458/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5985596581276432442&amp;postID=3400270556415128458' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/3400270556415128458'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/3400270556415128458'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/2008/04/bertinotti-solidariet-umana-e-politica.html' title='Bertinotti: «Solidarietà umana e politica». I giovani Prc lo attaccano: «Imbarazzante»'/><author><name>agostino giordano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02306763588456951979</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_0nr-Cdy1DAA/TRhZK95gBNI/AAAAAAAAAE0/PUi00UV7Xw8/S220/agoCle.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5985596581276432442.post-6756312674683942190</id><published>2008-04-08T04:13:00.000-07:00</published><updated>2008-04-08T04:15:09.893-07:00</updated><title type='text'>Ferrara e Fascisti? No, grazie</title><content type='html'>Le dimostrazioni di solidarietà "umana e politica" a Giuliano Ferrara sono fuori luogo e mirano soltanto a stravolgere la realtà dei fatti, così come si sono verificati ieri a Bologna.&lt;br /&gt;E' davvero molto imbarazzante e soprattutto controproducente per l'importante battaglia che in Italia si sta conducendo a difesa dei diritti delle donne e di tutti i diritti civili, che tali prese di posizione provengano proprio da alcuni importanti esponenti della Sinistra italiana (che già fatica a sopravvivere...)&lt;br /&gt;Migliaia di giovani, donne, precari e studenti ieri hanno pacificamente invaso Piazza Maggiore, contestando legittimamente il provocatore Giuliano Ferrara, che stava delirando e fomentando i suoi pochi militanti con invettive fasciste anticostitizionali. Anche se noi eravamo migliaia ed i sostenitori di Ferrara pochissimi, il pericolo reale è che le idee oscurantiste e reazionarie del direttore del Foglio possano conquistare una posizione egemone nella nostra società e nei futuri governi del nostro Paese.&lt;br /&gt;Proprio perchè si teme una risposta di massa all'avanzata del conservatorismo e della reazione, ancora una volta la risposta è stata la repressione. Alle mani nude alzate si è risposto con i manganelli.&lt;br /&gt;Questo è successo ieri a Bologna ed ancora una volta i Giovani Comunisti erano con il Movimento a difendere le istanze di democrazia e civiltà. Ancora una volta, insieme a tanti ragazzi e ragazze, si sono trovati di fronte alla violenza di alcuni settori delle forze dell'ordine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bologna, 03/04/2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Agostino Giordano - Coordinatore provinciale Giovani Comunisti (Prc) di Bologna&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5985596581276432442-6756312674683942190?l=agostinogiordano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/feeds/6756312674683942190/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5985596581276432442&amp;postID=6756312674683942190' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/6756312674683942190'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/6756312674683942190'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/2008/04/ferrara-e-fascisti-no-grazie.html' title='Ferrara e Fascisti? No, grazie'/><author><name>agostino giordano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02306763588456951979</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_0nr-Cdy1DAA/TRhZK95gBNI/AAAAAAAAAE0/PUi00UV7Xw8/S220/agoCle.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5985596581276432442.post-3884831308978550380</id><published>2008-03-17T05:13:00.000-07:00</published><updated>2008-11-12T08:40:37.943-08:00</updated><title type='text'>Chi sono</title><content type='html'>nato a Lagonegro (Pz) il 18/3//1980 e residente a Lauria (Pz) - Basilicata&lt;br /&gt;Età: 28 anni.&lt;br /&gt;Percorso di studi: Maturità Classica (1999) e Laurea in Storia contemporanea presso l'Università di Bologna (novembre 2004).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vivo a Bologna dal settembre 1999 e sono stato studente-lavoratore. Sono iscritto al Partito della Rifondazione Comunista dal 2001, ma la mia attività politica fino alla fine del 2004 si è svolta prevalentemente in gruppi autorganizzati. Fondamentali per me sono state la straordinaria e drammatica esperienza di Genova - del luglio del 2001 - e le  iniziative politiche costruite intorno a quello straordinario evento, sia in Basilicata che a Bologna. Ho contributo ad animare diversi collettivi politici, che hanno condotto importanti lotte e vertenze per la difesa del diritto allo studio e contro le politiche neoliberiste: il più importante è stato senza dubbio il "Collettivo degli Indisciplinati Storici", particolarmente attivo presso l'Università di Bologna fra il 2001 e il 2003. Ho partecipato a tempo pieno alle vincenti mobilitazioni lucane del novembre/dicembre 2003 contro l'ipotesi di voler realizzare a Scanzano Jonico (in provincia di Matera) una delle più grandi discariche radioattive d'Europa.&lt;br /&gt;Dal novembre 2004 sono entrato a tempo pieno nel mondo della precarietà.&lt;br /&gt;Da gennaio a dicembre 2005 ho lavorato come "tecnico-manutentore" presso il Dipartimento di Discipline Storiche dell'Univerità di Bologna in Piazza San Giovanni in Monte, 2. Da gennaio a dicembre 2006 ho lavorato cone imbianchino, mentre da gennaio ad aprile del 2007 ho lavorato come funzionario part-time presso la Federazione del Prc di Bologna.&lt;br /&gt;Dall'aprile 2007 sono collaboratore del Gruppo regionale del Prc in Emilia Romagna e mi occupo prevalentemente di politiche giovanili e precarietà.&lt;br /&gt;Sono stato segretario del Circolo Universitario del Prc dal gennaio 2003 fino al novembre 2004 e attualmente sono Coordinatore provinciale dei Giovani Comunisti (Prc) della Federazione di Bologna.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5985596581276432442-3884831308978550380?l=agostinogiordano.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/feeds/3884831308978550380/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5985596581276432442&amp;postID=3884831308978550380' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/3884831308978550380'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5985596581276432442/posts/default/3884831308978550380'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://agostinogiordano.blogspot.com/2008/03/chi-sono_17.html' title='Chi sono'/><author><name>agostino giordano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02306763588456951979</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/_0nr-Cdy1DAA/TRhZK95gBNI/AAAAAAAAAE0/PUi00UV7Xw8/S220/agoCle.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
